Fava, Cento passi per vedere se il presidente lo sa fare

Fava e i Cento PassiUna campagna giocata in punta di penna. L’unica sorretta da un’idea, da una suggestione, dalla perfetta sovrapposizione tra lo spirito della politica che si vuole rappresentare e l’identità del candidato. Claudio Fava ha scelto bene affidandosi per la parte creativa a Carlo Ramo e Irene Sorrente, le anime dell’agenzia Strategica di Palermo, coautori di numerose campagne che hanno segnato lo stile di comunicazione della politica siciliana.

“Il Sindaco lo sa fare” per Leoluca Orlando è stato forse il timbro più eclatante, ma ancora prima i servizi di Strategica sono andati a favore anche di Francesco Musotto, Dore Misuraca, Bernardo Mattarella, Alessandra Siragusa e per ultimo Fabrizio Ferrandelli, a sottolineare che la creatività non conosce ideologia.

Ne I Cento Passi, il messaggio che identifica Fava e l’intero schieramento che lo sorregge, non sfugge il richiamo alla lezione morale di Peppino Impastato e la conseguente “chiamata alle armi” di tutti quei movimenti della sinistra che hanno trovato in questa parola d’ordine un efficace momento di sintesi. In Cento Passi esce fuori il sapore piccante della ribellione all’ingiustizia ma anche l’odore speziato del coraggio che confina con l’incoscienza. Lo stesso coraggio con cui Claudio Fava ha affrontato a viso aperto la web ironia sulla sua residenza che 5 anni fa gli costò l’annullamento della sua candidatura, ma anche e soprattutto le pressioni provenienti dai vicini di casa del Pd che hanno tentato di fare leva sul suo senso di appartenenza per convincerlo a essere parte di una pietanza simile al minestrone: tanti ingredienti di colore e sapore diverso.

Ramo ha cucito per Fava un abito su misura, creando un effetto simile all’ossimoro con una multi soggetti che fa leva sull’avverbio scandalosamente in accoppiata alle caratteristiche del candidato presidente: coerente, libero, onesto. E se quest’ultima vuole essere la bandiera da esibire al cospetto dei Cinquestelle, le altre due rappresentano un messaggio subliminale lanciato ai dem a cui viene rinfacciata la mancanza di tali qualità.

Al netto dei sondaggi, oggi utili quanto un condom in un’isola deserta, Fava la sua partita se la giocherà sapendo di essere competitivo. Il punto a pareggio del suo business plane è riportare la sinistra in Parlamento – manca dai tempi di Franco Piro – anche se nel suo quartiere generale comincia a circolare, con un eccesso di ottimismo, la parola vittoria. Ma, come diceva Tonino Guerra in un celebre spot, l’ottimismo è il sale della vita…

Fava coerente     Fava libero     Fava onesto

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