Lampedusa e la normalità negata

Lampedusa oggi rappresenta anche la doppia faccia della sinistra, divisa tra pragmatismo e utopia. Martello contro Nicolini, la sfida tra il recente passato segnato dall’accoglienza solidale e il presente segnato dalla richiesta di chiusura dell’hot spot. Non siamo ancora alla riproposizione in salsa siciliana “dell’aiutiamoli a casa loro” ma è un segnale importante, del resto peraltro sollecitato dagli stessi lampedusani che hanno clamorosamente bocciato il sindaco simbolo dell’accoglienza. Oggi poco importa qual è la scintilla che ha fatto ripartire la querelle tra Martello e Nicolini, ma non si può ignorare che il vissuto raccontato dall’attuale sindaco parla di una popolazione che sente l’isolamento totale dal resto d’Europa. E comincia a fare i conti con la propria pancia, dopo avere riempito testa e cuore di gratificazioni. Una fattispecie che ha surclassato la sovraesposizione mediatica che era partita dall’Orso d’Oro  del Festival di Berlino, è transitata dalla Casa Bianca ai tempi di Obama per finire all’applauso diretto di Bono Vox.

Nessuno lo dice apertamente, ma oggi comincia ad affacciarsi la voglia di tornare ad essere un’isola e come tale vivere solo d’estate come tutte le altre isole del Mediterraneo. E ciò non può essere configurato come atteggiamento razzista, bensì come un desiderio di quella normalità che a Lampedusa sembra essere negata sine die. Tutto il resto, ci perdonino i duellanti, passa in secondo piano

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