La lezione del Dalai Lama e l’ora X delle timpulate

visita Dalai Lama
La visita del Dalai Lama al Teatro Massimo (Ph. ©Studio Camera/ Grazia Bucca)

La lezione del Dalai Lama è semplice, ma talmente semplice, breve ed efficace che le sue parole potrebbero essere contenute nella cartina del bacio Perugina. E forse di questa semplicità ha bisogno oggi l’umano che è sommerso dal rumore costante delle informazioni e ha poche speranze di accedere ai messaggi, quelli che puntano dritto al cuore piuttosto che al cervello.

“A 16 anni ho perso la mia libertà, a 24 la mia terra. Per questo, poiché mi considero uguale e vicino ad ogni uomo, parte della stessa umanità, tutti sono la mia gente e ovunque è la mia terra”.

“Dovunque sei, se stai bene, quella è la tua terra; con chiunque sei, se stai bene, quella è la tua famiglia”.

Bastano queste 60 parole per farci dimenticare la pochezza dei giorni che ormai siamo abituati a vivere. La dimostrazione che la narrazione del vissuto può essere straordinariamente efficace anche se si omette l’argomento a cui esso può riferirsi. Sessanta, non una di più, per farci comprendere la ridicolaggine e la bestialità di chi si ostina a cercare consenso sulla pelle dei migranti, a speculare, ad attuare il rifiuto di quella solidarietà che è sinonimo di umanità e sta alla base di ogni forma di civile convivenza.

Ci commuove l’ideale abbraccio tra il Dalai e Biagio Conte, paladino degli ultimi di casa nostra. Nei loro sguardi, che non hanno bisogno di traduzione, c’è l’incontro tra modi diversi di vivere la spiritualità, l’identica voglia di un soccorso spontaneo a questa umanità in fuga dall’anima. Sfrondata dal protocollo di un evento pop, la visita del Dalai Lama è stata l’occasione più opportuna per fermarsi a riflettere e cercare una dimensione altra rispetto alla visione materiale di cui è spesso condito il nostro quotidiano. Poi domani, come mi si sussurra all’orecchio digitale, magari scatta l’ora X delle timpulate. Ma si va per tentativi. E quindi un abbraccio sentito al Dalai che ci ha regalato qualche ora di speranza.

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