Io che sono fatta per amare ho bisogno di una vita digitale

Ho bisogno di una pausa. Scrivere non è il mio mestiere, io sono fatta per amare. E sono stanca di scrivere e di amare, del tormento che richiede l’una e l’altra delle cose, della fatica e della concentrazione. E della necessità di piacere e di capire se piaci. Sono stanca di scrutare dentro di me e di succhiare le storie degli altri sperando di trovare indizi per il mio futuro. Eppure, caro diario, nonostante la stanchezza credo ancora nei miracoli.

Noi che siamo femmine prima ancora che donne, che abbiamo portato dentro il seme della vita e che per questo ci sentiamo un po’ dio, crediamo che il destino sia l’ovvio dei popoli. E che siamo noi che ci disegniamo la nostra esistenza, con mano ferma, tratteggiando un corpo nudo che giorno dopo giorno proviamo a vestire. Non sempre indossiamo l’abito da sera, a dire il vero non sempre indossiamo l’abito e spesso ritorniamo alla versione primordiale, la più difficile da gestire, la più complicata di sicuro perché ci lascia senza protezione. Evviva le apparenze, verrebbe da dire, se queste ti assicurano attimi di serenità. A me che sono stanca, prestate per favore l’abito dell’esuberanza per il tempo necessario a tornare quella che io so di essere.

Con tutte le contraddizioni del caso. Io che amo il mio uomo ma sono attratta dall’essenza di una bionda, dal gioco di seduzione che spero non finisca mai e che alimenta la mia inquietudine. E non c’entra la crisi di mezza età con cui mi ha liquidata la mia dolce amica di un breve tempo che fu, io di mezza età non ho proprio niente. Bacio ancora come la dea dell’amore, alleno il mio karma con il pilates, fiuto la bellezza prima ancora di vederla. Sono solo stanca perché se superi gli anta il bagaglio con cui viaggi non potrà mai essere leggero. Potrei comprare una vita digitale, come suggerisce Bernardette, tenermi le mie lentiggini e ogni cosa di me che amo e dirottare su qualcun altro la parte guasta. Potrei farlo, c’è qualcuno che mi accompagna?

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