Che noia il sesso “tecnico”. Così si perde il senso dell’orgasmo…

“Ma tu sai fare il rusty trombone?”. “No, però faccio il pegging?”. Dialoghi liberamente ispirati a una conversazione intima fra due amiche che parlano di come far impazzire un uomo a letto. Perché, ammettiamolo, si è passati dalla battaglia dei sessi a quella del sesso, fra le lenzuola è tutta una gara a chi sia più bravo, più disinvolto, più perverso. Uomini e donne leggono, studiano, consultano avidamente manuali di sessuologia per conquistare una dolce metà o per tenersela e non farla scappare da qualcuno o qualcuna più abile. Di per sé questo non sarebbe neppure un male, perché con onestà va riconosciuto che l’orgasmo è un diritto sacrosanto. Però questa didascalica ricerca del sesso perfetto rischia forse di togliere qualcosa a quei momenti.

Immaginiamo la scena: due si conoscono da un po’, si piacciono moltissimo e finalmente si trovano soli ed eccitati. Invece di togliersi i vestiti – o strapparseli a seconda dell’enfasi – iniziano a chiedersi l’un l’altro “cosa potrebbe piacergli?” rimanendo immobili, cercando di scorgere negli occhi altrui un segnale inequivocabile delle preferenze sessuali. E dopo aver finalmente intuito qualcosa, nudi, i due si iniziano a domandare: “senti, ma tu sei clitoridea o vaginale?” e lei “dipende, col nyotaimori mi piace in entrambi i modi”. E quel poveretto o quella poveretta, immobile lì a chiedersi cosa sia questa pratica, sperando di avere Google sottomano per cercare il termine. E correndo persino il rischio di passare per un inetto o per un’inetta, dato che sul sesso c’è addirittura sovraccarico di informazioni.

I vari Youporn et similia hanno arricchito la conoscenza forse ma hanno anche innalzato la soglia dell’attesa. In teoria tutti potremmo essere come quei due che se la spassano dall’altra parte del desktop. Eppure non è così semplice pur essendo disinibiti: un conto è il sesso per dovere, un altro quello per piacere. E questo forse è il punto, il confine fra piacere e dovere. Passiamo per nostalgici tromboni, se ci domandiamo quanto valga la pena sacrificare l’istinto per questi perfezionismi sessuali, per la necessità di dover apparire amanti unici, abili in ogni pratica sessuale che sia mai stata sperimentata sino ad adesso?

Anais Nin, nelle appassionate lettere che si scambiava di nascosto con Henry Miller, scriveva: “Voglio sentire ancora il tumultuoso pulsare dentro di me e l’improvvisa, violenta spinta, la frenesia delle pause”. E con buona pace di tutti i siti porno, queste poche parole sono evocative di ogni genere di lussuria, di godimento puro. Perché a voler essere banalissimi, basta citare un gaudente doc come Charles Bukowski, per svelare l’arcano che lo scrittore declinava al femminile ma è decisamente estero anche agli uomini: “Scopare la mente di una donna è vizio da raffinati intenditori, tutti gli altri si accontentano del corpo”.

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