Il racconto di Lucio Battisti, tra pensieri, parole e colpi di genio

Ci sono poche cose su cui è lecito non coltivare dubbi. Una di queste è che Lucio Battisti è stato il più geniale innovatore della musica leggera italiana. Interprete fuori dagli schemi, autore prolifico e mai banale, musicista che ha saputo valorizzare con accordi semplici le complesse trame disegnate da Mogol prima e da Pasquale Panella in seguito. Battisti è stato unico e inimitabile, la sua cifra stilistica irraggiungibile. Ha saputo costruirsi un percorso in cui l’azzardo è stato quasi regola di vita. E quando ha osato oltre ogni limite sono venuti fuori autentici capolavori.

È sufficiente pensare a Pensieri e parole, con l’effetto di sdoppiamento che non è possibile immaginare senza quella sua caratteristica voce capace di piegarsi alle esigenze interpretative. Oppure a Dio mio, no, in un’epoca in cui la censura non lasciava margini ai riferimenti sessuali, seppure sfumati e ironici.

Mai una canzone simile ad un’altra, mai un pezzo (anche i minori) che non avesse un tocco di originalità, mai un album che non contenesse almeno un paio di capolavori. Sapeva di essere rivoluzionario già negli anni in cui la sua acconciatura era più celebre della sua musica e non dispensava di sottolinearlo concedendosi concept album e 45 giri ai limiti del suicidio (vedi alla voce Le tre verità e Supermarket).

Battisti se n’è andato 19 anni fa, della sua morte si seppe soltanto la notizia, neanche la diagnosi fu resa nota. L’isolamento voluto negli ultimi anni era diventato uno stile di vita che volle riservarsi sino all’ultimo sospiro.

Intere generazioni hanno imparato a suonare la chitarra con le sue creazioni, La canzone del sole su tutte, perché in fondo la semplicità della struttura musicale era tra gli ingredienti vincenti. Non c’è stato adolescente, dalla fine degli anni ’60 e per i successivi 30 anni, che non abbia nella propria play list sentimentale un pezzo di Battisti.

Simpatico forse non lo è mai stato, generoso sì. Ha distribuito le sue perle a destra e a manca, indirizzandole per lo più senza avere la certezza dell’approdo sicuro. Solo con Mina vinceva facile, ma con gli altri – dalla Formula 3 ai Dik Dik, dall’Equipe 84 ad Adriano Pappalardo o Bruno Lauzi – era sempre una scommessa. I pezzi sapeva cucirli addosso, studiando le caratteristiche musicali dei destinatari. Ha costruito con la sua etichetta musicale, la Numero 1, un vero e proprio clan garantendo, al contrario di Celentano, spazio e gloria ad ogni “affiliato”. La generosità si manifestava anche in altro modo: difficilmente incideva brani che affidava ad altri interpreti. E quando lo ha fatto, rigorosamente a debita distanza di tempo e sempre nel contesto di un album, per non turbare il mercato del collega.

Non ha mai particolarmente amato la televisione in un periodo in cui se la musica non passava dal piccolo schermo, addio vendite. Ma si è potuto consentire questo lusso, forte del fatto che, soprattutto nei ’70 i suoi album erano già esauriti prima dell’uscita. Tra le sue rare apparizioni in tv la più celebre è quella dei duetti con Mina. Roba da antologia, con il mix di Insieme, Io e te da soli e Amor mio che rivela quanto Battisti potesse cantare anche brani concepiti per la voce della “divina” senza sfigurare.

Se si deve scegliere un solo album da portare con sé su un’isola deserta, mettiamo in valigia Emozioni. Ma se nel bagaglio c’è posto per un altro ellepi, ci portiamo dietro anche Umanamente uomo: il sogno. Ci concedete anche 5 singoli? Bene. Pensieri e Parole, Emozioni, Anche per te, 29 settembre e La canzone del sole. Restano fuori dalla lista almeno una ventina di capolavori. Vogliamo continuare il gioco e indicarne altre 5 che potremmo definire minori? E allora: Confusione, Il tempo di morire, Insieme a te sto bene, Io vivrò, E penso a te.

Ci scusi Lucio, ma il nostro racconto finisce qui, per noi il periodo post Mogol non è mai esistito. Poi magari, tra mezzo secolo la critica revisionista dirà che proprio allora è venuto fuori compiutamente il genio di Battisti, con la sua capacità di destrutturare la metrica e la logica della canzone e di assecondare la poetica di Panella. Andrà così, oppure no. Lo scopriremo solo vivendo.


Timeline del 9 settembre – Accadde oggi, a cura di Filippo Barbaro

1739 – Scoppia nelle colonie americane la prima rivolta di schiavi di colore noto come ribellione di Stono
1839 – John Herschel scatta la prima fotografia su lastra di vetro
1993 – L’OLP riconosce il diritto di Israele all’esistenza in pace e sicurezza
1998 – Muore Lucio Battisti, cantautore, compositore e polistrumentista, una delle massime personalità nella storia della musica leggera italiana

I NATI OGGI

1828 – Lev Tolstoj, scrittore, filosofo e educatore russo
1830 – Lajos Tüköry, patriota e militare ungherese
1908 – Cesare Pavese, scrittore, poeta e traduttore
1933 – Mario Marenco, attore, umorista e architetto
1941 – Otis Redding, cantante statunitense
1952 – David A. Stewart, musicista britannico
1960 – Hugh Grant, attore britannico
1975 – Michael Bublé, cantante canadese

 

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