Musumeci, Cancelleri, Micari, non credete ai sondaggi, ciò che conta per la vittoria è…

I sondaggi preelettorali fatti in questo momento sono come i distinti saluti: totalmente inutili. Lo sanno, ovviamente, anche quelli che li fanno. Specie nelle tornate amministrative, dove il peso specifico delle liste è preponderante sulla semplice – e talvolta neanche tanto sincera – espressione dell’intenzione di voto.

Il vantaggio sinora attribuito a Nello Musumeci su Giancarlo Cancelleri è fittizio. Ed è troppo esperto il re della destra catanese per farsi illusioni. Intanto, però, serve ad attivare quel minimo di propaganda utile a incoraggiare le truppe in vista di questa sfida a tre il cui esito è assai più incerto di quanto non appaia.

La prima considerazione riguarda proprio Musumeci: quanto potrà incidere il suo consenso personale, quello cioè che prescinde dal trascinamento delle liste? Perché non è scontato che i partiti che lo accompagnano siano in grado di andare oltre il 20%. Oltre Forza Italia, chi è in grado di andare oltre la doppia cifra? Per vincere sarà necessario, secondo le previsioni, superare la suddetta quota di almeno 10 punti. È questa la dote che Musumeci pensa di possedere?

La seconda considerazione è sui Cinquestelle. Giancarlo Cancelleri ha ragione, a loro non basterà vincere, dovranno stravincere. Perché la vittoria di misura, numeri alla mano, non gli consentirebbe di governare, stante che nel dna del Movimento non è leggibile la possibilità di alleanze (e poi con chi?). Senza un successo largo, diventa tutto molto complicato. Altro che modello Appendino, quella che si rischia è l’ingovernabilità assoluta.

Terza considerazione dedicata a Fabrizio Micari. È meno debole di quanto non lo si faccia apparire perché la forza delle liste compenserà quel deficit di popolarità che il rettore dell’Università di Palermo accusa al di fuori della sua giurisdizione. Nel Pd c’è una vera e propria chiamata alle armi, tutte le anime del partito sono presenti con i leader o loro derivati. Sulla capacità di Leoluca Orlando nel predisporre la lista non è lecito dubitare. E Salvatore Cardinale sta catalizzando con Sicilia Futura le forze di centro moderato. Ma la vera sorpresa potrebbe essere Ap. Angelino Alfano lavora sottotraccia, il danno che potrebbe subire dalla non troppo fragorosa ondata di abbandoni sono relativi e paraltro ampiamente compensata dalla eventuale presenza degli uomini di Giampiero D’Alia. Soprattutto a Palermo i rumors danno sul punto di nascere una super lista in grado di garantire un risultato ben al di sopra dello sbarramento.

Anche volendo considerare gli attuali sondaggi la testimonianza di una linea di tendenza, il vantaggio di Musumeci non è tale da considerare chiusa la rimonta di Cancelleri e Micari.

Resta da capire quanto Claudio Fava con la sinistra sinistra riuscirà ad erodere ai dem e quanta altra fetta di voto porteranno a casa  i Siciliani Liberi – i più attivi sul fronte dell’indipendentismo – e gli altri candidati minori (il cui primo scoglio da superare è la raccolta delle firme). E tra questi, Vittorio Sgarbi che sta provando, leggi alla mano attraverso il Mir di Samorì, ad eludere tale problema e che potrebbe rappresentare più di un fastidio per Musumeci: pesca nella stessa area e in quanto a riconoscibilità non è secondo a nessuno.

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