“Riempire lo scudocrociato”: Alongi, Figuccia e la tristezza targata Udc

Piero AlongiFa male al cuore dei nostalgici sentire dire che la parola d’ordine nel centrodestra è “riempire l’Udc”. Ma come, il vecchio scudocrociato che in Sicilia è sempre stato simbolo di potere, gli eredi della gloriosa Dc, il contenitore di diavoli e acquesante e per questo emblema di una politica inclusiva, il partito di parroci e parrocchie che anche quando non raccoglieva più percentuali bulgare imponeva il suo presidente allo sfacciato stradominio berlusconiano, adesso ha bisogno di essere riempito?

Una volta si diceva che la sola presenza dello scudocrociato nella scheda elettorale valesse il 2% e forse anche per questo chi ce l’ha in comodato d’uso si affaccia in Sicilia. Ma senza fidarsi troppo, a quanto pare. La percezione è che sia rimasto il contenitore, ma i voti (residui) stiano da un’altra parte. Di fianco, se si pensa al Cantiere Popolare di Saverio Romano, sulla riva opposta se si guarda in direzione di Giampiero D’Alia. Tuttavia, nessun tentativo di fusione a freddo, la gelosia che nasconde l’esigenza di sopravvivenza ne ha sconsigliato persino il tentativo.

E a riempire questo contenitore ci pensa la regia occulta che è sbagliato supporre abbia esclusivamente le iniziali G.M, perché sia Piero Alongi che Vincenzo Figuccia, i primi 2 nuovi crociati di un certo peso, hanno fatto percorsi autonomi per quanto compatibili con la logica del “grande manovratore”.

Figuccia ha voluto rompere con Forza Italia, avrebbe potuto accasarsi direttamente nella lista di Musumeci, ma ha preferito un approdo meno estremo. Alongi ha lasciato Alfano e prima che lo facesse qualcun altro ha bussato alla porta di Lorenzo Cesa, consapevole che l’unica possibilità di rielezione passa da un doppio ostacolo: contribuire a superare lo sbarramento e prendere un voto in più dei suoi nuovi compagni di classe. Entrambe missioni tutt’altro che scontate.

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