Fabrizio per Fabrizio: ecco perché Ferrandelli “sposa” Micari

Fabrizio per Fabrizio. Il denominatore comune che lega Ferrandelli e Micari è casuale, anche se a ben guardare, va al di là del nome. Ferrandelli fece più che il tifo per l’attuale rettore nella sfida per Palazzo Steri, oggi si trova nuovamente suo supporter e senza tanto stupore. La conclusione, infatti, è stata quella auspicata da molti. Dalla base, soprattutto, se può essere ancora utilizzata questa definizione. Fabrizio Ferrandelli torna a casa, anzi nel condominio che ha una dimensione più generica di appartenenza. Perché il “coraggioso”, in realtà, una casa vera e propria non ce l’ha mai avuta, almeno negli ultimi tempi tanto era elevato il suo dissenso verso il Pd.

Ferrandelli è sembrato come quei soci dei circoli del tennis che giocano ma non frequentano e anzi non sopportano nulla dell’ambiente a cui sono associati. Nel fabbricato largo e oggi necessariamente ospitale del centrosinistra vi torna come logica conclusione di un’esperienza, quella delle comunali, che in molti avrebbero condiviso se non avesse azzardato alleanze contro natura. Persa la partita contro Orlando, è venuta meno l’esigenza di contrapporsi a quell’area nella quale ha da sempre militato. Per molti è un “compagno che ha sbagliato” ma con Cuffaro e Miccichè non ha nulla a che vedere. E al posto del gulag, la sua penitenza sarà riabbracciare, soltanto idealmente, Leoluca Orlando e ricominciare dall’ultimo gradino della coalizione.

Sul web l’ironia si spreca, il doppio salto mortale carpiato, del resto, non poteva lasciare impassibile la giuria. Alla faccia della coerenza, mr Ferrandelli, è stato il rilievo più tenero.

Ma l’alternativa sarebbe stata  mettere in sonno quel consenso raccolto negli ultimi due anni.

Il prologo di questo riavvicinamento è stato scritto durante le trattative per l’elezione del presidente del Consiglio Comunale di Palermo. Prove tecniche di dialogo con gli amici di un tempo per uscire da un isolamento che rischiava di essere stritolante. Mollati gli ormeggi fatti di colloqui informali all’indomani del voto dell’11 giugno, è apparsa subìto all’orizzonte l’ipotesi del rientro tra i ranghi.

L’entrata in scena di Matteo Renzi, virtuale e materiale, ha fatto il resto, auspice un rapporto diretto con l’ex premier con cui i contatti non sono mai stati interrotti.

“Oggi posso rappresentare la cerniera tra il mondo dei moderati e il centrosinistra – spiega Ferrandelli – . Molti si sono meravigliati, ma vorrei sottolineare che lo schema di fusione tra queste due aree è stato messo in campo sia da Orlando quanto dal sottoscritto. Tra persone intelligenti le questioni non sono mai personali, c’è un progetto che bisogna potenziare perché l’Assemblea Regionale è la casa dove si fanno le leggi ed è importante vincere e trovare coesione. A chi maliziosamente continua a darmi dell’opportunista vorrei ricordare che se cercavo un vantaggio personale più facilmente avrei scelto l’altra sponda che, a giudicare dai sondaggi, oggi appare la favorita. Ma io con Salvini, Musumeci e la Lega non ho niente a che fare, tanto che alle Comunali questi appoggiavano un altro candidato”

L’adesione alla candidatura di Fabrizio Micari è il passo che sancisce una ritrovata armonia in attesa di comprendere in che maniera e con quale peso l’area dei “Coraggiosi” potrà contribuire alla per nulla facile marcia del rettore di Palermo verso Palazzo D’Orleans. Ferrandelli non sarà candidato (“resto al posto che gli elettori mi hanno assegnato a Palermo…”). Ma i suoi uomini saranno presenti in diverse liste della coalizione. Primo fra tutti, Salvo Alotta, un passato nel Pd e al suo fianco nella corsa a sindaco. E non è da escludere che qualche ospitalità possa essere trovata anche all’interno di Alternativa Popolare, per potenziare la formazione di Alfano che a Palermo qualche pezzo comincia a perderlo.

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