Mauro De Mauro, il giornalista scomparso mentre indagava sull’uccisione di Enrico Mattei

Mauro De Mauro allo scoppio della seconda guerra mondiale aveva appena diciott’anni, era nato a Foggia, nell’Italia di Mussolini, il 6 settembre 1921. Si arruolò volontario e militò nella Decima MAS, gli incursori della Marina, corpo d’élite al comando del principe Junio Valerio Borghese, che gli affidò il giornale ufficiale di propaganda della Decima, “La Cambusa”. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, De Mauro aderì alla Repubblica Sociale Italiana fascista.

Rastrellamento Decima MAS a Roma dopo l'attentato di via Rasella
Uomini della Decima MAS prendono parte al rastrellamento di civili davanti Palazzo Barberini seguito all’attentato di via Rasella del 23 marzo 1944: alcuni dei fermati saranno poi trucidati alle Fosse Ardeatine

A Roma tra il 1943 e il 1944, fu uomo di collegamento tra la Decima MAS e la “Banda Koch”, reparto speciale del ministero degli Interni della RSI responsabile di numerosi crimini. De Mauro divenne vice questore di polizia agli ordini del questore Pietro Caruso, fucilato alla schiena nel 1944 per la strage delle Fosse Ardeatine. Tornato al fronte con la Decima Mas come corrispondente di guerra e il grado di sottotenente, fu con Borghese nel gennaio 1945 per sbarrare il passo in Istria e Carso (Venezia Giulia orientale, oggi non più italiana) al IX Corpus jugoslavo che avanzava per occupare Trieste e Gorizia. Arrestato dopo la Liberazione, nell’estate del 1945 evase dal campo di concentramento per i prigionieri di guerra fascisti di Coltano, a Pisa. Si trasferì sotto falsa identità a Napoli con la moglie e le due figlie Franca e Junia (in onore del principe Borghese) fino al 1947. Processato per collaborazionismo in relazione alla strage delle Fosse Ardeatine, fu assolto con formula piena in Cassazione nel 1949.

Il tesserino di Mauro De Mauro al Mattino di Sicilia
Il tesserino di giornalista di Mauro De Mauro quando era al Mattino di Sicilia

Dopo la guerra De Mauro si trasferì a Palermo, lavorando come giornalista per il Tempo di Sicilia, Il Mattino di Sicilia e, dal 1959, per L’Ora, occupandosi di cronaca nera. Per le sue inchieste sulla mafia, nel 1960 vinse la prima edizione del prestigioso “Premiolino” giornalistico. De Mauro seguì il caso del commissario capo della Squadra mobile di Agrigento, Cataldo Tandoy, ucciso il 30 marzo 1960. L’omicidio, inizialmente attribuito ad un movente passionale, si rivelò un delitto di mafia. Nel 1962 il giornalista pubblicò su L’Ora a puntate un verbale d’interrogatorio del 1937 di Melchiorre Allegra, un tenente colonnello medico, arrestato per mafia e collaboratore di giustizia ante litteram, per il quale si coniò il termine di proto-pentito. Per la prima volta risultava descritta a verbale la cerimonia d’iniziazione con tanto di “punciuta” del dito con uno spillo, goccia di sangue lasciata cadere su una “santina” (una piccola immagine sacra su carta) e giuramento pronunciato tenendo in mano la santina che veniva fatta bruciare, rito che lo stesso Allegra aveva affrontato nel 1918. E poi le regole, la struttura, le vicende di Cosa Nostra fino al 1937, in un periodo estremamente difficile per l’organizzazione poiché dal 1924 al 1929 Mussolini aveva inviato in Sicilia il “prefetto di ferro” Cesare Mori per sradicare la mafia dallo Stato fascista.

Il primo giornalista fatto sparire dalla mafia

Nel 1970 Mauro De Mauro non seguiva più la cronaca ma era responsabile delle pagine sportive. Aveva però parlato in redazione di un grosso scoop che stava seguendo poco tempo prima della sua scomparsa.
Prima pagina del giornale L'Ora con l'appello ai lettori "Aiutateci"La sera del 16 settembre 1970, rientrando a casa dalla redazione, aveva comprato due etti di caffè, tre pacchetti di Nazionali senza filtro e una bottiglia di bourbon. Arrivò sulla sua BMW blu notte mentre la figlia Franca stava entrando nel portone, al 58 di via delle Magnolie. Lei avrebbe dovuto sposarsi due giorni dopo. Fu l’ultima persona ad averlo visto, mentre parlava con due o tre persone che evidentemente lo aspettavano, in compagnia delle quali il padre risalì in macchina e si allontanò. Non tornò mai più. Aveva appena compiuto 49 anni. La sua auto venne ritrovata il giorno dopo in città, in via Pietro D’Asaro, a qualche chilometro di distanza. Vittorio Nisticò, direttore del giornale L’Ora, qualche giorno dopo la sua scomparsa senza alcuna traccia fece pubblicare un appello ai lettori, titolando in prima pagina “Aiutateci”.

Enrico Mattei

Mauro De Mauro aveva seguito da giornalista la vicenda della morte del presidente dell’Eni Enrico Mattei, il cui aereo diretto a Linate era esploso in volo il 27 ottobre 1962 sopra i boschi di Bascapè nei pressi di Pavia. Mattei tornava dalla Sicilia, dove aveva tenuto un discorso a Gagliano Castelferrato, vicino Enna, nel cui territorio l’Eni aveva appena ricevuto la concessione per un impianto di estrazione del metano che avrebbe creato 400 posti di lavoro. De Mauro da qualche mese aveva ripreso a occuparsene perché il regista Francesco Rosi gli aveva affidato il compito di documentare gli ultimi giorni in Sicilia di Mattei prima dell’attentato che gli costò la vita, per il film che stava realizzando e che sarebbe poi uscito nel 1972.

Junio Valerio Borghese, comandante della Decima MasGli inquirenti quindi nel valutare le cause della scomparsa di De Mauro, attribuita alle notizie che il giornalista poteva avere appreso nel corso delle sue indagini, seguirono la pista del caso Mattei ma anche quella del “golpe Borghese“, il colpo di Stato guidato dal “principe nero” che avrebbe dovuto avere luogo la notte tra il 7 e 8 dicembre 1970. Il golpe venne annullato dallo stesso Junio Valerio Borghese, che per evitare l’arresto dovette fuggire nella amica Spagna fascista di Francisco Franco, dove restò sino alla sua morte a Cadice nel 1974. Nella preparazione del colpo di Stato sarebbero stata coinvolta anche la mafia, i cui esponenti avevano riferito a Roma di essersi accorti che De Mauro ne era a conoscenza dalle domande che il giornalista andava facendo in giro, anche al Circolo della Stampa, i cui tavoli della roulette nella sede del Teatro Massimo erano da tempo discretamente frequentati da boss del calibro di Tommaso Buscetta.

Le indagini sulla scomparsa di De Mauro seguirono un percorso lungo e tortuoso, complicato da depistaggi, che portarono nel 2006 all’imputazione di Totò Riina come mandante. Incaricato del rapimento sarebbe stato Emanuele D’Agostino, autista del boss Stefano Bontate, entrambi uccisi dai corleonesi durante la seconda guerra di mafia, tra il 1981 e il 1982. Riina venne assolto nel 2011 per “incompletezza della prova”, sentenza confermata in appello nel 2014 e definitivamente in Cassazione il 4 giugno 2015. Quarantacinque anni dopo il rapimento.

La guerra d’indipendenza energetica dell’Italia

Transmed - Gasdotto Enrico Mattei
Il Trans Mediterranean Pipeline – Transmed, conosciuto anche come Gasdotto Enrico Mattei, è un gasdotto (in viola nella cartina) che collega Algeria e Italia passando per la Tunisia.

Mattei era stato ucciso al culmine della crisi dei missili di Cuba tra Stati Uniti e Unione Sovietica, tra il 15 e il 28 ottobre 1962, e sui giornali la notizia della soluzione della crisi fece passare in secondo piano la notizia della sua morte. Al presidente dell’ENI, colpevole di perseguire l’indipendenza energetica dell’Italia, non mancavano i nemici. Oltre alle “Sette sorelle“, le grandi compagnie internazionali del petrolio, si era alienato le simpatie di Washington violando l’embargo politico imposto verso l’URSS, realizzando con il governo sovietico una linea commerciale per la fornitura di idrocarburi e prevedendo anche la costruzione di un gigantesco metanodotto che avrebbe fatto fronte al 20% dell’intero fabbisogno energetico italiano. La Francia vedeva un pericolo nella costruzione del gasdotto con l’Algeria (indipendente dal il 5 luglio 1962), che preludeva ad accordi per lo sfruttamento diretto delle risorse algerine escludendo le compagnie francesi.
Infine, i nemici interni: con Mattei alla sua guida, l’ENI era un potentato autonomo all’interno dello Stato che sottraeva al diretto controllo dei politici il settore dell’energia, che a sua volta influenzava sostanzialmente l’intera economia nazionale.

Lupara bianca e mandanti occulti, misteri e fantapolitica

Mauro De Mauro nella redazione de L'OraMauro De Mauro avrebbe accertato le dinamiche e le circostanze con le quali fu collocato l’ordigno a bordo dell’aereo personale di Mattei partito dall’aeroporto di Fontanarossa a Catania per Linate e il coinvolgimento della mafia, ai tempi guidata da Stefano Bontate.
De Mauro, in cerca di informazioni dirette, avrebbe parlato delle sue indagini sulla morte del presidente dell’ENI con l’ex senatore DC Graziano Verzotto e con l’avvocato Vito Guarrasi, consulente dell’ENI, legato ad Eugenio Cefis, gradito alla CIA e successore di Enrico Mattei. Cefis, indicato come il vero fondatore della loggia P2, stava per assumere la presidenza della Montedison, colosso chimico privato italiano, e rendere pubbliche le indagini di De Mauro volte a dimostrare che Mattei fosse stato vittima di un attentato (come poi le inchieste giudiziarie accertarono nel 2005) potevano essere un elemento di serio disturbo.

La prospettiva storica ha ormai rivelato l’ordinarietà delle connivenze tra potere politico e Cosa Nostra, e come istituzioni dello Stato, definite sempre “deviate”, abbiano fatto ricorso a esecutori materiali mafiosi. Connivenze che nelle ricostruzioni del caso Mattei, del mancato golpe Borghese e del rapimento De Mauro non appaiono meno terribili, siano esse vere o solo verosimili.


Timeline del 6 settembre – Accadde oggi, a cura di Filippo Barbaro

3761 a.C. – primo giorno del Calendario ebraico
3114 a.C. – primo giorno del Calendario maya
1936 – Muore Benjamin, l’ultimo esemplare di tigre della tasmania
1941 – Olocausto: l’obbligo di indossare la Stella di David con soprascritta la parola “Jude” (“giudeo”), viene esteso a tutti gli ebrei sopra l’età di 6 anni, nelle aree occupate dalla Germania nazista
1978 – Papa Giovanni Paolo I tiene la sua prima udienza generale sull’umiltà
1991 – Il nome San Pietroburgo viene ripristinato per la seconda città della Russia, che si chiamava Leningrado dal 1924

I NATI OGGI

1729 – Moses Mendelssohn, filosofo tedesco
1825 – Giovanni Fattori, pittore e incisore
1883 – Pietro Loro Piana, ingegnere e imprenditore
1921 – Mauro De Mauro, giornalista
1934 – Fulco Pratesi, ambientalista, giornalista e illustratore
1943 – Roger Waters, cantautore, polistrumentista e compositore britannico

Pin It on Pinterest