Il fantastico mondo di Camilleri: da Montalbano a Topolino, il profilo di un moderno Omero in chiave pop

A poche ore di distanza dalla scomparsa di Gastone Moschin e dalla fine delle testimonianza viventi di Amici Miei – un modo di essere più che un semplice film – in Sicilia si celebra il 92esimo compleanno di Andrea Camilleri, uno che per tanti versi lo spirito dissacrante del capolavoro di Monicelli se lo porto da sempre con sé. È la vita che si contrappone alla morte nel suo più naturale percorso.

Bastano pochi aneddoti per fare del papà di Montalbano un aggregato di diritto agli “Amici”. Iscritto al collegio arcivescovile, ne fu espulso perché tirò uova contro un crocifisso. E ancora, salta gli esami di maturità nel 1943 perché in vista dell’imminente sbarco degli americani in Sicilia le scuole vengono chiuse e si viene promossi con lo scrutinio di metà anno. Nel 1954 partecipa ad un concorso per funzionario ma non viene assunto. Sapete dove? In Rai, azienda che ovviamente era nel suo destino. Vi entra, infatti, nel 1957, ma per raggiungere il successo popolare deve attendere l’età della pensione. Scrittore, regista, drammaturgo, Camilleri si concede anche l’esperienza discografica, un “cameo sonoro” con Daniele Silvestri (nel cd SCOTCH), dimostrando una circolare natura pop. E vogliamo parlare della creazione del “Partito dei senza partito”? Sembra una zingarata e invece è una cosa seria: era il 2009, le elezioni europee, c’è di mezzo anche Antonio Di Pietro. La cosa non va in porto, non sapremo mai di preciso il perché. La parodia del suo Montalbano sbarca su Topolino nel 2013 e nella stessa storia c’è un personaggio di nome Patò che ha le sembianze dello scrittore. A quanti altri è stato riservato lo stesso onore?

Del resto, Montalbano è un personaggio pop a tutto tondo. Eredita alcune caratteristiche della tradizione noir, ma si cala nella contemporaneità come nessun altro, sottolineando vizi e vezzi di una Sicilia magari fantastica nel linguaggio ma reale nella sostanza. Il suo dialetto è musica improvvisata in uno spartito siciliano, la cosa più vicina al gramelot di Dario Fo. Una sinfonia che è riuscita a raggiungere milioni di orecchie di ogni latitudine, perché il tessuto narrativo e la credibilità della trama hanno carattere universale. Il successo televisivo è stato l’effetto conseguente, anche se oggi quando dici Montalbano pensi a Zingaretti e non alle sofisticate copertine di Sellerio.

La Sicilia – ed in particolare la Provincia di Ragusa – dovrebbero fargli un monumento, perché da quasi un ventennio attraverso Montalbano si nutre il turismo e l’economia di un pezzo consistente dell’Isola. Gli stranieri cercano Vigata nell’itinerario barocco, persino quelli che ne conoscono l’inesistenza. E la casa sul mare di Punta Secca è tra i luoghi più visitati del ragusano.

Si è sempre detto comunista, anche quando la parola aveva una connotazione ideologica piuttosto che segnare l’appartenenza ad un’area culturale. Ennesimo sberleffo alla storia, visto che suo padre aveva fatto la Marcia su Roma.

Oggi le sue introduzioni alle puntate televisive di Montalbano sono paragonate ai prologhi di Giuseppe Ungaretti nell’Odissea degli anni ’60. Due intellettuali a confronto con gli eroi e con identica credibilità. Camilleri sta conoscendo in questa fase della vita l’ostacolo della cecità. E detta, in perfetto vigatese, i suoi nuovi racconti. Come un moderno Omero.

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