Camarrone, le pagine di un eroe minore

Ci sono eroi “minori” di cui i libri di storia non parlano. Eppure hanno compiuto gesta gloriose e partecipato a eventi importanti, cruciali. Nella storia dell’ottocento palermitano, ce ne sono decine di questi. Gente povera, semplice, il cui destino fu scritto nelle pagine insanguinate delle rivolte popolari contro il regime borbonico. Di quel periodo, lo stesso palermitano comune, oggi, conosce ben poco. C’è un luogo, chiamato piazza Tredici vittime, dal quale saremo passati in auto o a piedi centinaia di volte ma non ci siamo mai chiesti perché è stato denominato così. C’è una grossa stele arrugginita dedicata alle vittime della mafia, ben visibile, al centro della piazza. Roba recente, anche se sinistra. C’è poi, di fronte a questa, un obelisco di marmo, alto ma seminascosto da erbacce e dall’indifferenza generale. Lì sono incisi tredici nomi di palermitani che versarono il sangue in nome della libertà. Uno di questi era Sebastiano Camarrone, un salumiere del quartiere Capo, un ragazzo semplice e lavoratore, che provò a fare la storia.

C’è anche, nel mercato che gli diede i natali, una lapide a lui dedicata, accanto a un balconcino, al primo piano di un appartamento, nella strada popolare del Capo. Una iscrizione scolorita che nessuno sa a cosa si riferisce.

Un romanzo di Fabio Ceraulo, appena uscito per Edizioni Leima, dal titolo “Anima di polvere”, prova a riscattare la figura di questo patriota, raccontando la sua vita, in parte romanzata, che fu protagonista di un paio di momenti decisivi del risorgimento palermitano. Il tutto, un mese prima dell’arrivo di Garibaldi e delle sue camicie rosse, che spazzarono via il regime borbonico.

Dalla giovinezza e l’incoscienza di prendere parte alle giornate della grande rivolta del 1848, al rapporto conflittuale col padre, il libro svela tanti retroscena di quel periodo ormai remoto. Lo fa in maniera scorrevole, accattivante, anche se a tratti dura e commovente. Sullo sfondo, a fare da scenario, una Palermo ancora racchiusa tra le mura antiche, una città che prova ripetutamente, nel corso di quegli anni, a sollevarsi contro l’autorità oppressiva del regime. E il sangue che tanti giovani popolani verseranno sarà purtroppo, dimenticato nel tempo.

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