Il senso dell’acchianata nel giorno di Santa Rosalia

Tutti ai piedi di Santa Rosalia. L’acchianata verso il Monte Pellegrino è il rito che meglio descrive l’aspetto popolare della Palermo religiosa, più del 15 luglio, che celebra la liberazione dalla peste. Il 4 settembre rappresenta per antonomasia l’omaggio a Rosalia protettrice di Palermo, nel giorno a lei dedicato. È la fede che si riappropria della Santa, spesso figura totemica anche del popolo laico che le chiede, anno dopo anno, la liberazione dalla peste ancora oggi presente sotto svariate forme. E lo fa in forma festosa, plateale, in forma d’arte, con canti, suoni e botti

Il 4 settembre la laicità rimane invece chiusa negli scrigni delle coscienze agnostiche, perché l’acchianata è contatto diretto con la Santa, è penitenza e ringraziamento. Cinquanta giorni dopo il 15 luglio Palermo si ritrova a discutere dell’unico simbolo accettato da chi è nato dentro le mura. Il vero miracolo di Rosalia è stato quello di concedersi spiritualmente anche a chi  non riconosce il Dogma, di essere elemento gridato di speranza, fonte di riscatto sociale. Ma il 4 settembre, scansiamoci e lasciamo il passo alla Palermo che crede e che si incammina verso il Pellegrino, la Montagna Sacra originariamente dedicata alla dea della fertilità.

La severità del rito prevede l’acchianata a piedi nudi, addirittura in ginocchio nel tratto che precede l’arrivo al Santuario, inchinarsi per grazia ricevuta in segno di umile sottomissione. Tanto la liberazione dalla peste è un atto collettivo, quanto è intimo e personale guardarsi in faccia oggi con la Santa. Un rito di devozione che si ripete anche oggi, in tempi in cui solo la Fede può garantire spunti per dire grazie.

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