Soldatini ribelli e i segreti del pm

La prima volta che ho letto il manoscritto di Maurizio Agnello, giunto in casa editrice già con il titolo “Soldatini ribelli”, ho pensato che al protagonista, il sostituto procuratore Fabio De Falco, sarebbe servita proprio una bella lezione. Ho chiamato l’editore di Edizioni Leima, Renato Magistro e gli ho chiesto: “Ma ‘sto De Falco non potrebbe morire alla fine del romanzo?”. E lui, serafico, mi ha risposto: “Guarda che Maurizio ha già scritto altri tre libri con lui come protagonista”. Ah, bene.

Poi ho iniziato a ragionare come editor e non come lettore: se De Falco mi aveva smosso un sentimento, allora l’autore aveva fatto centro. Ho cominciato a lavorare sul libro e l’intervento più significativo è stato fatto nelle prime cento pagine, un vero e proprio taglia, sposta, incolla, no meglio dopo, forse prima. Sì perché Agnello, pm della procura di Palermo, ha intessuto una trama molto articolata attorno a un evento, la scomparsa dell’aereo su cui viaggiava il presidente del Senato, e al lettore bisognava consegnare tutti i pezzi nel modo giusto. I personaggi che ruotano attorno a De Falco, le implicazioni dell’ndrangheta, i servizi segreti, le logiche di potere, considerazioni sociali e politiche, donne, figli che si ribellano ai padri. Una storia che poi, ad andare bene a guardare, è “impubblicabile” come dice l’amico giornalista di De Falco, ma di certo tiene il lettore incollato al romanzo fino alla fine, sempre in bilico tra vero e verosimile.

Quando io e Maurizio ci siamo incontrati per la prima volta io avevo i miei appunti (“Tutte queste cose mi devi chiedere?”, mi ha domandato) e lui i suoi (“Dai, sono pochi per fortuna”, ho pensato). Come sempre, l’editor tende a tagliare e l’autore propende a restarci male. Iniziano quindi delle vere e proprie contrattazioni: “Ti lascio questo se mi fai togliere l’altro”, “No, quello deve rimanere per forza”, “Uffa, ma tutte le parolacce mi stai togliendo?”. Non è vero, molte gliele ho lasciate.

Al lettore che riceve in mano il prodotto finale forse non arriva del tutto il lavoro che c’è dietro alla realizzazione di un romanzo. Posso dire che Maurizio Agnello ha la scrittura nelle vene, che scorre insieme alla sua incredibile etica professionale, e quindi il percorso è stato semplice. Aggiungo che è una persona molto puntigliosa e che ha scritto documentandosi e facendo domande in giro, per essere più corretto possibile nello svolgimento della storia. Una vera pacchia per un editor, insomma.

Mi ha colpito scoprire che Maurizio Agnello conosce il suo romanzo praticamente a memoria e ogni passaggio è stato scritto con assoluta cognizione. Uno in particolare, l’avevo preso un po’ sotto gamba ed è stato lui a spiegarmene l’importanza. A un certo punto delle indagini, De Falco chiede a un agente dei Servizi Segreti: “E io cosa ci guadagno?”. Agnello è stato fermo: “Questa frase un pm non dovrebbe mai pronunciarla”. Allora ci abbiamo ragionato insieme e abbiamo fatto in modo che avesse la rilevanza che meritava.

“Soldatini ribelli” non sembra il romanzo di un esordiente, eppure lo è. Da lettrice posso dirvi che è uno di quei romanzi che non riesci più a mollare, da editor spero che il lavoro fatto sia stato all’altezza della trama e dei personaggi che la animano. Maurizio dice che gli altri sono ancora più belli, ma io devo ancora metterci mano…

P.S.: Io alla fine avrei aggiunto una piccola appendice con tutti i cocktail preparati da De Falco durante le sue serate alcoliche, ma Maurizio non ha voluto. Ci ritenterò la prossima volta, promesso.

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