Musumeci va all in: ecco la quota che serve per vincere

Ha prevalso la logica dei numeri. Con la vittoria che sembra a portata di mano, il centrodestra ha scelto il patto di non belligeranza, tutti uniti, senza pregiudizi, all’assalto di quella postazione a Palazzo d’Orleans che manca dai tempi di Totò Cuffaro. In realtà anche con Raffaele Lombardo c’erano posti a tavola riservati, ma l’egocentrismo del leader autonomista catanese contribuì a smontare pezzo per pezzo una coalizione che in Sicilia sembrava imbattibile.

Oggi erano tutti in fila a benedire Nello Musumeci, il più estremo dei rappresentanti di questa nuova/vecchia aggregazione in cui trovano spazio anche Gaetano Armao e Roberto Lagalla. Anche su questa sponda i partiti hanno dovuto fare un passo indietro. Musumeci ha imposto la sua volata lunga, cominciata più di un anno fa; Lagalla è sceso in campo senza chiedere permesso a nessuno; lo stesso Armao, prima con Sicilia Nazione e poi con Gli Indignati si è costruito da solo un contenitore di base civica. Ma la scelta della guida a destra era quasi obbligata, rinnegarla avrebbe significato l’automatica frattura. E allora meglio adesso un passo indietro che 5 anni di recriminazioni come quelli appena trascorsi. Nella prossima partita a poker, Musumeci andrà all in, punterà tutte le fiches sul tavolo in una sola mano, perché un’altra chance non gli sarà più concessa, dall’anagrafe e dagli alleati.

Al contrario che a sinistra, il candidato presidente avrà il compito di trascinare il carro, perché i generali abbondano ma le truppe vanno contate. Musumeci ha consenso, prevalentemente nella Sicilia orientale, e attira anche percentuali di voto d’opinione. Tra il serio e il faceto, su facebook è nato anche il gruppo “Comunisti per Nello”, identificati con la falce e martello disegnato sul famoso pizzo che è il simbolo della sua campagna elettorale. Vuol dir poco, ma è un segnale del dissenso che continua a covare a sinistra e della credibilità del”fascista dal volto umano”, come è stato definito Musumeci dai suoi storici nemici. Nemici che fino a qualche giorno fa erano anche quelli che oggi gli stavano accanto, primo fra tutto Gianfranco Miccichè che poco ha sempre gradito la sua fuga in avanti. In un modo o nell’altro, con il consenso o meno di Berlusconi, oggi stanno tutti mano nella mano, ad esclusione di Alfano, a caccia di quel 30% identificato quale percentuale utile per lasciare i grillini fuori della porta e il Pd dietro la lavagna.

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