Parte da Palermo l’ammutinamento contro Alfano

È stata il bello del reame per tutta l’estate. Corteggiato da Gianfranco Miccichè, lusingato dall’area centrista che fiancheggia il Pd, Angelino Alfano ha dettato l’agenda sul capitolo delle aggregazioni. Ancora non ha deciso a chi concedersi, ma tutto lasciava pensare sino a ieri che la sua dote di voti sarebbe stata portata al candidato del centrosinistra. Una dote di un certo valore nella parte centro orientale dell’isola, da valutare ad occidente dove è evidente il dissenso.

La base di Alternativa Popolare non ha mai fatto mistero di stare a disagio, soprattutto a Palermo, nel grande calderone del centrosinistra, all’interno di un’alleanza che sente innaturale. E che mette in imbarazzo soprattutto quelli che storicamente si sono contrapposti a Leoluca Orlando, l’uomo che attualmente dà le carte.

In prima fila c’è Francesco Cascio che già alle Comunali di giugno preferì schierarsi con Ferrandelli piuttosto che piegarsi alla logica dell’accordo con i dem. Oggi la storia si ripete, soprattutto in considerazione del fatto che Cascio dovrebbe essere candidato. I contatti fra l’ex presidente dell’Assemblea Regionale e lo stato maggiore di Forza Italia sono frequenti, il ritorno a casa è più che un’ipotesi. Il timore di un flop elettorale sotto la bandiera di Ap, che non ha potuto contare nemmeno sul rodaggio delle Comunali (primo momento di attrito Alfano), indurrebbe a puntare sul più riconoscibile brand berlusconiano dove sarebbe possibile giocarsela alla pari con quasi tutti i competitor di lista.

Come Cascio è in fase di riflessione anche Piero Alongi, già punto di riferimento a Palermo di Renato Schifani, che sorprese tutti abbandonando l’ex presidente del Senato quando questi intraprese il viaggio di ritorno “verso casa”. Senza Cascio a Palermo il rischio che Ap resti al palo è evidente. E certe sirene (leggasi compagni di partito) conosciute durante il periodo trascorso nell’Amministrazione Provinciale di Palermo non hanno mai smesso di insidiarlo.

Se non è un ammutinamento poco ci manca, il malcontento è evidente, il metodo non piace. “È vero, in ballo ci sono anche le Politiche della prossima primavera, ma non possiamo snaturarci per garantire le postazioni degli altri”. Detto così, papale papale, senza timore e neanche tanto di nascosto, sia pure a microfoni spenti, “perché la speranza è che Angelino ci ripensi e torni nel centrodestra. E fare polemiche adesso non avrebbe senso”.

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