Micari, debuttante al ballo della politica

L’entrata in società del rettore, lontano dal suo mentore Orlando. L’appello alla sinistra e la “lisciatina” al centro, il silenzio su Lagalla e la risposta al suo omologo dell’Università di Catania…

Oggi Fabrizio Micari ha fatto il suo debutto al ballo della politica. Come una diciottenne d’alto rango ha esibito tutto il suo charme, compreso di invidiabile abbronzatura, davanti ad una platea che lo attendeva al varco, pronta al pettegolezzo e a sottolineare i passaggi a vuoto. Come si conviene ad un importante evento mondano qual è l’entrata in società.

E invece “la debuttante” ha fatto la sua bella (eufemismo, ndr) figura, sfoggiando sorrisi al momento giusto, evitando la retorica del momento, dribblando le insidie (leggasi la domanda sull’eventuale tentativo di convincere Crocetta a ritirare la sua candidatura), facendo leva sull’orgoglio dell’appartenenza nel suo appello all’unità delle forze di sinistra.

Con l’abilità di parola che tutti gli riconoscono, ha rimarcato il sostantivo “centro” accoppiato alla parola “sinistra”, una raccomandazione che gli deve essere pervenuta da Villa Niscemi per evitare di urtare le sensibilità di chi, senza proteste plateali ma un po’ a malincuore, ha accettato la soluzione ideata da Leoluca Orlando. E il riferimento non è solo ad Alfano che con il rettore, in fondo, ha rapporti più che soddisfacenti, ma alle aree di Cardinale (per esempio) e di D’Alia che avranno un ruolo fondamentale per dare una connotazione meno sbilanciata verso il Pd a questa candidatura.

Micari ha retto bene la scena, ha fatto il suo con grande disinvoltura, ha opportunamente evitato di addentrarsi in faccende relative al programma di governo, stazionando nella sua comfort zone con consumata perizia, ricordando da dove viene e dove vuole arrivare. Non c’era Orlando, ovviamente. Sarebbe stato un errore di grammatica che il sindaco sapeva di non dovere commettere perché da oggi Micari, in pubblico, dovrà marciare da solo. Del resto nessuno può dubitare sulla paternità della scelta che da oggi, tuttavia, appartiene a tutta la coalizione.

Ad osservare, in fondo alla sala, c’era il proconsole orlandiano Pietro Galluccio che – si accettano scommesse – curerà con ogni probabilità la comunicazione del candidato presidente. Anche perché la coppia al femminile Ferra-Rabbia che lavora con il rettore a Palazzo Steri figura nell’organico dell’Università. Una loro presenza nello staff del candidato dovrebbe essere preceduta da un’opportuna autosospensione da incarichi ed emolumenti. Nessun riferimento a Roberto Lagalla, il suo predecessore in Ateneo, in campo da mesi con il suo movimento IdeaSicilia e, si diceva, in trattativa con il centrosinistra. La rivalità tra i due è sotterranea ma risaputa, difficilmente potranno coesistere.

Micari ha affrontato con assoluta serenità anche la questione riguardante il governo dell’Università nei mesi di campagna elettorale: se ne occuperà la squadra dei pro rettori. Poi una stoccata en passant al suo omologo dell’Università di Catania, Francesco Basile, che stamattina, su Livesicilia, accennava all’opportunità della sua scelta e alla questione dell’incompatibilità tra la carica di governatore e quella di rettore: “mi dimetterò dall’Università un giorno dopo essere stato eletto”. E non ha avuto esitazione anche nel sottolineare che rappresenta l’unica novità di questa competizione caratterizzata dai tanti bis: da Cancelleri a Musumeci, passando per Fava e Crocetta, già presenti 5 anni fa.

Una sola gaffe, commessa sulla richiesta di rivelare il contenuto del colloquio telefonico con Matteo Renzi: “Permettetemi di non dire se c’è stato e cosa avrei detto al Presidente del Consiglio…” Gentiloni ringrazia… E la sfida a distanza con Nello Musumeci e Giancarlo Cancelleri, principali competitor, ha ufficialmente avuto inizio.

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