L’anima di Libero che vola in un parco

Ogni anniversario di un eroe che cade, di un uomo o una donna la cui vita svanisce sotto il piombo di chi pretende di scrivere presente e futuro di un’intera terra è un giorno speciale.

Il 29 agosto alle 7.45 in via Alfieri sarà il giorno di Libero Grassi.

Sarà un viaggio a ritroso nel tempo, saremo lì pensando alle tante mattine di ogni fine agosto in cui ci siamo alzati animati dalla voglia di esserci oppure dispiaciuti per l’imprevisto o l’impegno non rinunciabile che ci ha impedito di compiere quel piccolo grande viaggio nella memoria.

Ci ritroveremo davanti quelle mura che lo videro camminare per l’ultima volta. Immagineremo la mano vile che lo raggiunse alle spalle. Per un attimo, viaggiatori del tempo, vorremmo avvisare Libero della violenza che lo attende, della barbarie che interromperà i suoi sogni. Ma andando ancora più indietro guarderemo il viso deformato in una smorfia di quanti nei mesi precedenti lo abbandonarono. I colleghi imprenditori che preferivano il gelido silenzio del compromesso etico al frastuono liberatorio sollevato dalle sue parole. Abituati a chinare la testa non sopportavano chi indicava la via del rifiuto e della ferma ribellione.

Ai giornalisti che amplificarono la sua voce ma spesso misero in dubbio la sua forza e decisione. A quanti interessati ai livelli dell’audience non si preoccuparono di metterlo a rischio di vita. A quelle banche che dopo la sua denuncia lo percepirono come un morto che cammina e come a un morto negarono credito. Alle istituzioni del tempo, assenti al momento della denuncia e in parata davanti alla bara.

Ma l’esempio di Libero aveva dentro un vigore che i suoi carnefici non potevano immaginare. Se avessero solo potuto intravedere le conseguenze, quella mattina di agosto avrebbero preso un caffè invece di premere un grilletto.

Nella Sicilia delle assenze e delle negazioni, nella terra dove nulla si sa ma tutto si conosce qualcuno confessò l’inconfessabile. Nei luoghi dove l’umiliazione del pizzo si taceva persino in famiglia, qualcosa si ruppe.

I commercianti di Capo d’Orlando, ribellandosi, avevano appena costituito la prima associazione antiracket in Italia. E come un seme che attende solo il tempo favorevole, tanti anni dopo, giovani fuori dall’impegno politico e forse per questo meno rituali e scontati insegnarono a non chinare la testa o a non perdersi dietro dotte analisi ma a fare.

La rivoluzione del fare: associarsi, fare rete, riconoscersi, denunciare.
E Palermo da capitale della mafia si è trasfigurata, divenendo capitale della resistenza alla mafia.

Una lotta per decenni combattuta dagli uomini dello stato è divenuta resistenza diffusa. Piccoli e grandi imprenditori che subiscono richieste estorsive hanno oggi una scelta in più: denunciare e associarsi. Sanno che la rete di protezione è forte ed efficace, che la solitudine di Libero è un ricordo lontano quasi una crocefissione per la rinascita.

E anche se a volte uomini e donne posti a difesa della legalità tradiscono il loro mandato amministrando nel proprio interesse invece di quello pubblico, resta intatta e salda la nuova via, l’altra opzione, la ritrovata dignità per un popolo che rifiuta il pizzo. Il 29 agosto agli uomini delle istituzioni che si affolleranno in via Alfieri chiederemo ancora come un mantra rituale che invece del fiore depongano la loro azione di lotta per la libertà. Il fatto concreto che cambia e muta in meglio le vite che Libero con tutto se stesso non cessò mai di pretendere e cercare.

Non ringrazieremo il Presidente della Regione per Libero Grassi e il Parco a lui intitolato che martedì, seppur non completamente risanato, aprirà. Gli avevamo rivolto un appello quattro anni fa appena eletto, l’appello a sollecitare i suoi lenti uffici a non impantanarsi, a scuotersi e a fare. Ma il Presidente ha preferito partecipare alla affollata fiera delle vanità e ha lasciato che il sudore e le speranze deluse di migliaia di persone ingigantissero le mura del disincanto e della disaffezione.

Ringrazieremo l’amministrazione comunale quest’anno perché in qualche settimana ha cancellato lunghi anni di trascuratezza e impotenza per un’opera costata milioni e scivolata nella palude dell’abbandono impotente e rassegnato. Adesso inizia la sfida più grande, compiere fino in fondo e in modo irreversibile il processo di rinascita di un’area che attende la pacifica invasione dei cittadini che vogliono ricongiungersi al mare e alla bellezza.

Martedì 29 agosto davanti quel muro e accanto  alle rituali corone celebrative ci sarà il fiore più grande e profumato: l’azione che cambia in meglio le vite.

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