Palermo centrale. Penna, il turismo e i numeri che non tornano

È stato sempre uno fuori dal coro. E Aldo Penna, scrittore e figura storica dell’ambientalismo siciliano, non si smentisce neanche in questa circostanza. Se Forello avesse sconfitto Orlando sarebbe stato l’assessore all’Ambiente, però ci tiene a sottolineare che “la campagna elettorale è finita, sono solo un palermitano che prova a ragionare sulla sua città”. E vuol provarci, al di là delle veline di propaganda, con uno sguardo compiaciuto sul presente ma anche con una punta di rammarico per i risultati che Palermo non è riuscita ancora ad ottenere. Si parla di turismo, i dati recenti delle due principali festività della “bella stagione” – Pasqua e Ferragosto – sono stati incoraggianti, eppure…

“…Eppure è lecito chiedersi perché la crescita di Palermo è irrisoria rispetto al suo enorme potenziale. Credo che poche città al mondo possano vantare un patrimonio storico e architettonico come il nostro in un contesto di città turistica a tutto tondo assicurato dal clima e dal mare. Io credo che quando si analizzano i numeri è giusto fare riferimento alle fonti ufficiali. Fra pochi mesi uscirà il nuovo report ufficiale dell’Istat, sino a quel giorno fanno fede i dati comunicati nel novembre scorso. La Sicilia è l’unica Regione d’Italia che perde, Palermo resta allo stesso livello della precedente rilevazione. I numeri, che si riferiscono al 2015, parlano di 1.427.388 presenze, un dato che pone il capoluogo siciliano al 34esimo posto nella graduatoria delle 50 mete turistiche più gettonate in Italia. Non mi sembra che ci sia tanto da esultare”.

È opportuno sottolineare che nel 2016 c’è stato un incremento notevole dei flussi italiani e internazionali.

“Non c’è dubbio che sia così e i dati prossimi venturi lo confermeranno. È possibile attribuire una previsione positiva del 20% che ci fa arrivare al 1.800.000 turisti nel periodo d’oro per la Sicilia che ha beneficiato, causa problemi di sicurezza, del crollo del mercato nord africano. Si può essere soddisfatti, ma un minuto dopo è giusto domandarsi perché facciamo peggio di Bologna, di Pisa, Genova, Verona o di Padova, città che oggettivamente sono un livello sotto Palermo. Se stare sotto i Comuni della riviera romagnola è spiegabile, se è possibile accettare che la zona del Garda con i suoi piccoli paesi superi di 6 volte e passa le presenze di Palermo, con il resto come la mettiamo? Ci si può accontentare di un dato che ci pone alla metà del risultato di Napoli? Ecco, essere contenti perché si cresce ci può stare, ma non si può stare fermi perché presto o tardi finirà il tempo delle congiunture favorevoli”.

È vero anche che Palermo è alla vigilia di un doppio e importante passaggio: sarà Capitale dei Giovani e sede dell’esposizione Manifesta sull’arte contemporanea. Senza considerare l’onda lunga del percorso Unesco sull’Arabo Normanno.

“Il turista è un giudice implacabile perché per venire fin qui spende soldi, più di quanto ne impiegherebbe per altre mete. Ed è un testimonial importante, se così non fosse non esisterebbero tutte le app di recensione dei luoghi. La domanda da fare è: oggi un turista consiglierebbe di tornare a Palermo? Spesso noi abbiamo giocato sulla nostra diversità parlando di una bellezza offesa che resta bellezza. Credo che il valore della diversità debba essere culturale. Se una città è sporca, e Palermo è tra le più sporche d’Europa, c’è un problema di rappresentazione che deve essere risolto. Io sono stato di recente ad Istanbul, una città mediorientale, nei 20 chilometri che dall’aeroporto conducono al centro abitato ho visto tanto verde e fiori dappertutto. Da noi immondizia che brucia. La differenza tante volte la fanno gli uomini. E sotto il profilo del governo degli uomini il sindaco ha le sue responsabilità. Il fattore ambientale è fondamentale perché incide sulla vivibilità della città. Non solo una città pulita ma anche che abbia cura e rispetto per parchi e giardini che sono le residenze all’aperto dei turisti. Poi nessuno può negare che intanto segniamo numeri positivi, tuttavia io penso che un buon amministratore debba guardare al presente con un occhio al domani”.

Il presente ci dice che la crescita di Punta Raisi è stata comunque fondamentale.

“Vale lo stesso discorso generale. Possiamo essere soddisfatti, poi dobbiamo chiederci perché il numero di passeggeri di Catania è nettamente superiore pur in presenza di un flusso turistico inferiore verso la città. Ci culliamo del fatto che il nostro aeroporto fa più passeggeri di Siviglia. Bene, è giusto prendere la città spagnola come riferimento perché ha caratteristiche simili e stessa popolazione. Però ha il doppio di turisti. E quindi un impatto superiore sull’economia e sull’occupazione. Si dice che ogni milione di presenze turistiche determinino l’occupazione di 14.000 addetti del settore. Se riuscissimo a toccare le quote di Napoli, che sono nelle corde di Palermo, troverebbero occupazione altre 14.000 lavoratori. È questo l’obiettivo a cui puntare”.

Nel conteggio generale restano però fuori i turisti che sbarcano a Palermo con le navi crociere.

“Ogni turista, in media, vale 100 euro al giorno tra le varie voci di spesa. I crocieristi non generano ricettività e incidono per molto meno della metà della cifra sopra accennata. È un bene che ci siano, ma hanno un impatto minore sull’economia della città”.

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