L’urlo di Rania dopo Barcellona: “Non è il mio islam che deve dissociarsi, ma l’umanità intera”

C’è chi ha fede e ragiona con la metrica da essa ispirata. C’è chi non ce l’ha e troppo spesso è costretto a fare sforzi sovraumani per comprendere come sia possibile uccidere nel nome di un dio. La ricerca della verità assoluta spinge alla sopraffazione? È una delle tante domande inevase.

Il mio dio è migliore del tuo, una sintesi forzata che semplifica l’attuale lotta tra modelli di vita oggi forzatamente a contatto dopo anni di silenziosa convivenza a distanza. O più semplicemente si tratta di ignoranza, pericolosa perché presente sotto varie forme in ogni emisfero.

Dopo Barcellona l’Occidente ferito richiede un segnale di dissociazione a tutti i praticanti dell’Islam lontani da ogni forma di terrorismo. Una sorta di risarcimento morale, il desiderio di costituire un fronte comune, lodevole nell’intento ma che, con il dovuto rispetto per la sensibilità di ciascuno, forse non è espresso proprio nella maniera adeguata.

È la strategia del terrorismo quella di attribuire una matrice etica a qualcosa che più banalmente si chiama terrorismo e che semina morte a Barcellona, come in Egitto, a Parigi e New York ma anche in Burkina Faso e Lahorè. Cadere nella trappola della contrapposizione religiosa significherebbe riconoscere la valenza morale di azioni che sono solo e soltanto opere criminali. Ecco perché fra tutte le reazione che i social hanno proposto nei giorni post rambla, ci ha colpiti quella di una giovane donna egiziana, Rania Ibrahim, alla quale abbiamo chiesto la disponibilità a condividere con la nostra comunità di lettori il suo sdegno e la sua rabbia, figlie di una consapevolezza che mira ad abbattere steccati. Ma che è un richiamo alle comuni responsabilità, senza distinzione alcuna di credo.

“Se mi chiedete di dissociarmi anche questa volta, vi spernacchio in faccia. Non è il mio Islam che deve dissociarsi da questo schifo, ma l’umanità intera. Fatti, non chiacchiere e non credo che basterà una manifestazione dell’islam moderato o come cavolo volete etichettarci questa volta. A queste m..de, a queste belve, a questi terroristi criminali non gliene frega una mazza. Smettiamo di dare loro da mangiare, intendo armi e affari loschi.

….Prima o poi questi aitanti foreign fighters cresciuti a kalashnikov e decapitazioni torneranno e non porteranno con loro dal sedicente stato “Daesh” paste e caramelle….

Mi chiedo piuttosto quando le intelligence inizieranno a collaborare come si deve, a segnalare i segnalati e a monitorarli… Penso a quanti di questi foreign fighters sono in giro a scorrazzare beatamente nelle nostre città (non parlo solo d’Europa)

…La vedo nera e mi dispiace che ci stiamo abituando…” (18 agosto 2017)

Nelle riflessioni di Rania c’è l’ardore della giovinezza. E manca la contrapposizione tra noi e loro. Un passo avanti fondamentale affinchè questa cronaca funesta non diventi storia e le bombe non disintegrino la ragione. Insh’allah. E a dio piacendo.

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