Miccichè, Alfano, Orlando e la stagione del penultimatum

La stagione del penultimatum non si è ancora chiusa. Ci pensa Gianfranco Miccichè a tenerla ancora aperta provando a stanare Angelino Alfano: “Che si sbrighi a decidere – ha tuonato – non possiamo attendere oltre. C’è da decidere il candidato presidente e come strutturare la coalizione”

Questo in breve sintesi il senso della dichiarazione consegnata a Repubblica.it che invita il Ministro e suo ex acerrimo rivale a fare la scelta decisiva.

Un penultimatum in piena regola, considerato che le stesse parole con diverse sfumature, vengono ripetute da una decina di giorni. Se Alfano non ha ancora sciolto le riserve è perché sta cercando la quadra, una soluzione che sia più confacente al presente siciliano e anche al futuro nazionale di Alternativa Popolare. E nonostante il cuore della base batta a destra, la logica indicherebbe lo schieramento opposto in vista dell’alleanza con Giampiero D’Alia le cui truppe composte da ex Udc, che in Sicilia hanno ancora un discreto consenso, stanno più a loro agio a stretto contatto con il Pd.

Proprio in ragione di ciò, c’è un altro penultimatum che è quello che in maniera sotterranea ha lanciato Alfano per bocca di Salvatore Cardinale. Destinatario l’assembramento di forze politiche che ha sostenuto Leoluca Orlando a Palermo. Nel messaggio c’è scritta a chiare lettere la disponibilità a ripetere l’esperienza di Palermo. Il problema è che la risposta è stata più che tiepida. E anzi Orlando, che a giugno quando giocava la partita in proprio si era fatto garante della presenza non ingombrante dei candidati di Alfano, è costretto a schierarsi contro per non scollegarsi troppo da quel fronte sinistro – da Articolo 1 a Sinistra Comune – che lo sostiene.

Il terzo penultimatum è più subliminale ma comunque visibile. Lo lancia Orlando, destinatario il Pd. “Se volete che si marci insieme, il candidato presidente dovrà essere Fabrizio Micari”. Soluzione che non è sgradita ai renziani di Sicilia che eviterebbero una lotta intestina alla vigilia delle elezioni e forse consentirebbe al più renziano di tutti, Davide Faraone, di non accollarsi per intero le responsabilità di una competizione nella quale la distanza numerica tra centrosinistra, centrodestra e grillini appare difficile da decifrare.

E dietro le quinte si alzano le voci di 2 big che più lontani tra loro non potrebbero essere, distanti per cultura e ideali, ma che di questi preliminari ne hanno entrambi le tasche piene. Confidenze in un contestuale quanto casuale incontro palermitano in un bar di via Notarbartolo: “Sembra l’avanspettacolo, in cui uno accenna una battuta e il pubblico non ride perché sa già il finale. Continuando così finisce che veramente vince Grillo…”

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