La Città Metropolitana di Palermo convoca le elezioni, quella di Messina è sull’orlo del dissesto

Secondo quanto stabilito per legge dall’Assemblea Regionale Siciliana, la prossima primavera i cittadini dovrebbero eleggere direttamente i presidenti di province, i sindaci metropolitani e i consigli di tutti e nove gli enti di area vasta dell’Isola. Nel frattempo da Palermo e Messina due notizie di grande rilievo ma di segno opposto.

Leoluca Orlando, in qualità di sindaco metropolitano di Palermo, ha indetto oggi per il 17 dicembre prossimo le elezioni per il Consiglio della Città Metropolitana, che sarà composto da 18 componenti, eletti dai Sindaci e dai Consiglieri comunali dei Comuni che ne fanno parte. Entro cinque giorni dalla pubblicazione del decreto di indizione delle elezioni, l’Assessorato Regionale per le Autonomie locali e la Funzione pubblica dovrà costituire l’Ufficio elettorale.

A Messina invece, come ha confermato il sindaco Renato Accorinti, il commissario del Consiglio Metropolitano Filippo Romano ritenendo essere ineluttabile il dissesto dell’Ente, ha adottato la delibera di “formulare ai competenti organi dirigenziali della Città Metropolitana specifico atto di indirizzo, finalizzato al compimento di tutte le attività di rispettiva competenza in ordine al definitivo accertamento dei presupposti di legge, ed alla successiva predisposizione degli atti necessari alla dichiarazione di dissesto finanziario ai sensi delle vigenti normative; impegnare conseguentemente il Sindaco Metropolitano a proporre la adozione di apposito decreto di proposta di dissesto a questo Commissario straordinario nell’esercizio delle proprie funzioni di Consiglio Metropolitano”.
Una situazione paradossale – commenta Accorinti – causata dall’obbligo di riservare allo Stato per il 2017 un importo di 28 milioni di euro quale concorso finanziario al Bilancio statale” (in realtà 25 milioni per contributo alla finanza pubblica e 3 milioni per sanzioni con­nesse a pregresse inevitabili violazioni del patto interno di stabilità) dal quale deriva l’impossibilità di approvare i bilanci, ma anche di accedere alle opportunità di finanziamento relativi ai fondi PON FESR e di beneficiare di quelli correlati al Patto per il Sud.

Dario Fidora

Direttore editoriale