Emergenza acqua e rifiuti in Sicilia e l’irresponsabilità della politica

Mentre i siciliani assistono alle paludose manovre elettorali di partiti e partitini in vista delle regionali e stanno con il fiato sospeso, specialmente giovani in cerca di lavoro e disoccupati, in attesa delle decisioni di Angelino Alfano – andrà a destra o a sinistra? – noi chiediamo scusa e proviamo a richiamare l’attenzione su due problemi seri, almeno per i cittadini, su cui è calato un assoluto silenzio: i rifiuti e l’acqua.

Sui rifiuti si è improvvisamente svegliato il governo nazionale. Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti in pieno agosto, a quattro mesi dal voto in Sicilia, prende carta e penna e scrive a Rosario Crocetta una lettera dai contenuti drastici. Galletti si è accorto che il rivoluzionario Crocetta è responsabile di “sostanziali inadempienze” e minaccia il commissariamento se il governo regionale “non riuscirà a breve a intraprendere percorsi concreti e decisivi verso la soluzione delle problematiche esistenti…”. In buona sostanza la Regione Siciliana sul drammatico tema dei rifiuti ha latitato alla grande innescando una vera bomba atomica pronta ad esplodere da un momento all’altro. Al di là delle diverse correnti di pensiero in materia, la conclusione è: niente impianti per la differenziata e i cicli di smaltimento, niente termovalorizzatori, niente avvisi pubblici per trasferire fuori la munnizza. Nel frattempo le discariche pubbliche sono al collasso, vedi Bellolampo con la sesta vasca in via di esaurimento – della settima, il cui progetto è sui tavoli della Regione da aprile 2017, non ci sono notizie rassicuranti a causa delle lunghe procedure burocratiche e dei dubbi su chi dovrà sostenerne i costi – e quelle in mano ai privati fanno affari d’oro. Nei fatti, i rifiuti sono ovunque, sparsi per l’Isola con i sindaci impotenti, alla disperazione. L’assessore al ramo Vania Contrafatto parla di un semplice “difetto di comunicazione” tra Regione e Ministero. Siamo messi proprio male.

L’acqua, un bene primario di cui nessuno dovrebbe lamentare la mancanza. Se andiamo a dare un’occhiata al report dell’Istat presentato alla Giornata mondiale dell’acqua celebrata nello scorso marzo, basta visitare il sito del nostro istituto nazionale di statistica, c’è letteralmente da rimanere secchi, chiedo venia per la facile battuta visto che c’è ben poco da ridere. Scopriamo che la siccità c’entra poco con la penuria d’acqua in Sicilia. E’ vero che a giugno del 2017 si è registrato un ulteriore calo del 5% delle risorse negli invasi rispetto allo stesso periodo del 2016 (dati dell’Osservatorio regionale sulle acque) ma è soprattutto vero che nella nostra regione si disperde il 52% del prezioso liquido nel tragitto verso la destinazione finale: i rubinetti delle case, degli uffici, delle scuole, delle fabbriche, degli ospedali. Tre volte tanto della Lombardia. Tubature colabrodo, fatiscenti e allacci abusivi. Magari si poteva pensare di impiegare risorse ordinarie, regionali/statali, e comunitarie per mettere mano a una rivisitazione globale della rete idrica. E’ facile immaginare pure per un bambino un’estensione dei periodi di siccità, complici i cambiamenti climatici provocati dalle scelleratezze umane, perché non provvedere in tempo? Ovviamente la prima conseguenza è rappresentata dalla turnazione in molte zone e città di questa martoriata terra in pieno XXI secolo, da Alcamo a Naro, da Agrigento a Caltanissetta, con i conseguenti affari d’oro dei possessori di pozzi privati, esattamente come avviene per i rifiuti. Ma per i nostri governanti e legislatori, in vacanza, evidentemente stiamo esagerando.

Quisquilie e pinzillacchere avrebbe detto il grande Totò. A proposito, ci sono notizie di Alfano?

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