Il turismo di Ferragosto mette Palermo sul podio. Ora il Comune deve meritarsi il premio…

L’incremento del 15% del turismo di Ferragosto a Palermo, secondo i rilevamenti dell’Ente Nazionale del Turismo, rappresenta una notizia di grande speranza per l’economia della città. Innanzitutto perché si conferma una crescita costante del fenomeno, nonostante la Sicilia sconti la sua collocazione periferica e i costi di trasferimento sono poco competitivi. Il riscontro positivo significa che la scelta di venire a Palermo è spinta da motivazioni che esulano dal rapporto costo – beneficio. Il turista, sia nazionale che internazionale, opta per quel mix vincente composto da patrimonio naturale, storico, architettonico che poche altre mete europee possa garantire. Gioca a favore, come si ripete da qualche anno, la mancata concorrenza dei Paesi del Nord Africa messi fuori gioco dalla instabilità e dal rischio terrorismo. È giusto sottolineare anche la crescita operativa dell’aeroporto di Punta Raisi, ormai connesso con tutta Europa e in grado di farsi carico senza particolari disagi di flussi che sino a qualche anno fa avrebbero provocato la paralisi.

Incassati i complimenti di Ferragosto, bisogna anche con modestia accettare le critiche. Non un solo euro è stato investito in promozione dal Comune e dalla Regione, sempre assai precaria nell’assicurare supporto ai luoghi ad alta vocazione turistica. Palermo è la città d’arte che, dopo Torino e Milano, ha avuto in Italia il maggiore incremento di flusso, il riconoscimento dell’Unesco comincia a dare i suoi frutti. Eppure non c’è un solo evento di richiamo nel capoluogo su cui la Regione abbia voluto puntare. Chiedete a Siracusa, per esempio, quale benefico effetto ha sul territorio l’investimento effettuato sulle rappresentazioni classiche. Le responsabilità della Regione non assolvono però il Comune: che fine fanno le risorse della tassa di soggiorno? Essendo frutto di una tassa di scopo dovrebbero essere investite per azioni mirate a favore del settore. Ogni altro uso, persino il dirottamento verso eventi internazionali tipo Manifesta, il prossimo mega happening sull’arte contemporanea, è da considerarsi al confine delle regole. Perché, se così fosse, la tassa di soggiorno potrebbe destinarsi anche alla Rap, visto che non c’è dubbio che una città pulita è un incentivo al turismo.

Da decenni non si vede un’azione di promozione a livello nazionale o internazionale. E non stiamo parlando, ovviamente, di poster sugli autobus cittadini o sul tram la cui utilità è perlomeno dubbia, ma di pianificazione sui mezzi di comunicazione di massa, di azioni coordinate anche con il calendario di eventi spendibili sul mercato nazionale e internazionale. Ciò per evitare che il successo di questo Ferragosto, che Palermo merita, non sia casuale ma invece costruito secondo una strategia che consenta di non compiere passi indietro quando la concorrenza, a nord come a sud, si farà ancora più agguerrita. Le congiunture favorevoli ci sono, la città ha nell’immaginario collettivo un respiro internazionale, la nomina a Capitale dei Giovani un’ulteriore opportunità da sfruttare, il percorso Unesco sull’Arabo Normanno un eterno patrimonio che bisognerà saper utilizzare. Ma non solo come biglietto da visita.

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