Presidenza della Regione: Orlando arbitra la sfida di Ferragosto tra Micari e Lagalla

Il Ferragosto ci regala il duello a distanza tra Roberto Lagalla e Fabrizio Micari, sodali per una sola e brevissima stagione, quella che segnava la fine del rettorato del primo e la candidatura alla guida dell’Università di Palermo del secondo. A missione compiuta, con l’elezione di Micari avvenuta anche grazie a Lagalla che ha riversato sul collega del Politecnico il considerevole bacino di voti di Medicina, le strade dei due si sono bruscamente separate.

Troppo diversi di carattere, come diverso si è rivelato l’approccio sia con il mondo accademico che istituzionale. Lagalla nell’arco dei suoi 7 anni ha coltivato relazioni trasversali in nome di un savoir faire politico che gli deriva dall’avere navigato nelle acque dei Palazzi anche prima di essere rettore. Centrista dichiarato, assessore alla Sanità durante il primo governo Cuffaro, è stato spesso candidato in pectore senza trovare tuttavia l’assetto di coalizione a lui ideale.

Micari, invece, ha ben presto sfoggiato il pragmatismo tipico dell’ingegnere, di chi rifugge dai rituali della politica, pur non disdegnando, almeno all’inizio del suo mandato, frequentazioni in area Pd, da Davide Faraone (allora sottosegretario alla Pubblica Istruzione) a Beppe Lumia, ponte naturale con il Governatore Crocetta. Ma ben presto, sulla scia dello slogan “Palermo città universitaria”, ha cominciato a duettare con Leoluca Orlando, una sintonia totale che a molti in ambito accademico e da diversi mesi, ha fatto pensare al desiderio del rettore di misurarsi con la non meno impegnativa sfida politica.

L’ipotesi di Micari candidato dello schieramento democratico e popolare è stata lanciata proprio da Orlando, in alternativa a quella rappresentata da Lagalla suggerita dall’ex ministro Cardinale e dal fronte più moderato della coalizione che ruota attorno al Pd. L’errore di grammatica commesso da Crocetta che attribuisce ad Orlando l’idea Lagalla cozza proprio con l’antipatia assoluta che corre tra i due. Il fatto che Micari abbia avvertito la necessità di puntualizzare la sua posizione rispetto all’idea della candidatura, fa capire che il copione di Orlando prevede che nessuna altra alternativa possa essere messa in campo. E se il Pd avesse idee diverse o volesse sposare la proposta di Cardinale, tanti saluti e arrivederci. Perché una cosa è chiara: Orlando non si schiererà mai con una coalizione guidata da Lagalla.

In questo caso scatterebbe il piano B che potrebbe prevedere altri compagni di viaggio per la cosiddetta lista dei territori di ispirazione orlandiana, da Articolo 1 a Sinistra Comune, sino a tutti i movimenti che attualmente gravitano nell’area rappresentata da Ottavio Navarra. In quel caso, Micari si tirerebbe fuori dalla contesa e il candidato presidente di questo raggruppamento, verosimilmente, sarebbe espressione della sintesi delle varie anime della sinistra siciliana.

Ma anche Lagalla, come il suo successore, ha ritenuto opportuno giocare a carte scoperte rivelando la sponsorizzazione di Sicilia Futura che, così facendo, cerca di attrarre tutta quell’area moderata ancora indecisa su quale schieramento puntare. La sfida incrociata tra Micari e Lagalla è ad eliminazione diretta: se prevarrà il primo, difficilmente Lagalla accetterà di avere un ruolo secondario nella stessa coalizione. Se invece quest’ultimo dovesse soppiantare il suo successore, lascerebbe automaticamente in fuori gioco l’attuale rettore dell’Università di Palermo. La partita si vince o si perde in questi prossimi giorni e i bookmakers danno i due contendenti praticamente alla pari. Sempre che, mettendo tutti d’accordo, Leoluca Orlando non smetta i panni da regista per indossare il costume di scena dell’attore protagonista.

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