Il Ferragosto al tempo di Woodstock: le leggende del “sex and drugs and rock and roll”

Woodstock, 1969

Woodstock è stato il sogno di molti e il rimpianto di tanti. Il Ferragosto di 48 anni fa è una pietra miliare non solo della storia del rock. Chi c’era ha partecipato ad un momento irripetibile della cultura hippie di fine anni ’60, chi non c’era maledice d’essere nato nell’emisfero sbagliato e in un’epoca sbagliata. Poi c’è una terza categoria a cui appartengono tutti quelli che si reputano figli di Woodstock e per questo sentono un pò anche loro quella 3 giorni di sex, drugs e rock&roll che aprì e chiuse una stagione. Sembra un paradosso, ma è quello che accade nell’ultimo anno di un decennio, spesso confine netto e linea di demarcazione tra ere che possono essere assai diverse. Gli anni ’60 che se ne andavano facevano spazio ai ’70, forse più creativi ma certamente meno pacifici, più segnati dall’impegno politico e per questo meno inclini agli ideali anarcoidi dei dreamers del decennio precedente.

WoodstockEra il 1969 quando 4 trentenni decisero di sfruttare il Peace and love organizzando un mega raduno musicale proprio a Woodstock che già ospitava diverse attività artistiche, una località peraltro vicina a quello studio di registrazione progettato per essere il principale business della giovane compagnia. L’idea era un evento riservato al massimo a 50.000 persone, ma la cosa sfuggì di mano agli organizzatori: solo in prevendita furono staccati 186.000 biglietti. Motivo per cui Woodstock non risultò più adeguata e il concerto, dopo varie contrattazioni, fu dirottato a Bethel. Già il 13 agosto, due giorni prima dell’inizio, si presentarono oltre 400.000 ragazzi, per lo più senza biglietto.
woodstock logoLe strade che portavano verso la cittadina erano bloccate da macchine, furgoni e moto e ciò fece scattare un piano d’emergenza: ingresso gratuito, nessun controllo se non quello del servizio d’ordine di un’organizzazione che si trovò a fare i conti anche con i bisogni fisiologici di quella marea umana. Non c’erano servizi igienici, scarseggiava il cibo, nessun collegamento idrico, i posti letto non c’erano, si dormiva per terra. I disagi resero ancora più mitico l’evento, l’improvvisazione fu una delle caratteristiche di successo di quello che divenne il concerto per eccellenza. Dal punto di vista economico fu un mezzo crack, i conti furono messi a posto dalle royalties dell’album celebrativo e dal ricavato del film.

Woodstock

Il mito di Woodstock ha alimentato diverse leggende legate al mondo del rock. Vi raccontiamo in pillole le 20 storie più significative:

  • I Beatles non andarono perché gli organizzatori si rivolsero a John Lennon che, per accettare l’invito, pretendeva la presenza della band di Yoko Ono. Non se ne fece nulla. E per colpa di quel capriccio è mancata la testimonianza della band più importante della storia del rock
  • Bob Dylan non volle suonare perché infastidito dalla troppa confusione che aveva determinato l’evento: la sua casa era proprio alle porte di Woodstock. Molti sostengono però che si trattò di una balla e che il suo stizzito rifiuto era legato alla presenza di Joan Baez con la quale era in corso una relazione segnata da alti e bassi…
  • I Jethro Tull si adattarono alla decisione del frontman Jan Anderson, l’unico rocker del’epoca che odiava il movimento hippie e rinnegava l’uso delle droghe. E quindi dissero no, grazie
  • Chuck Berry non ritenne sufficiente il cachet proposto dall’organizzazione
  • I Rolling Stones seppero dell’assenza dei Beatles e preferirono non correre il rischio di un’esibizione in un contesto per nulla rassicurante
  • La performance di Jimi Hendrix, che chiuse con un giorno di ritardo la manifestazione, fu la più lunga della sua carriera: durò poco più di 2 ore e terminò con la straordinaria e psichedelica versione per chitarra solista dell’inno americano, in segno di protesta contro la guerra del Vietnam. Fu anche la meno vista fra tutte le esibizioni perché metà della gente era già andata via
  • Il brano eseguito più volte fu I shall be released, una delle tante hit di Bob Dylan: la suonarono Joan Baez (come detto, un suo amorazzo), The Band (il gruppo che lo accompagnò per decenni) e Joe Cocker (abituato ad attingere al repertorio del folkrocksinger). C’è chi vide in tutto questo una irriverente dedica per l’illustre assente…
  • John Sebastian abbandonò il palco al quinto brano perché seppe che la moglie aveva partorito
  • Richie Havens fu il primo ad esibirsi, alle ore 17,07 del 15 agosto. Aveva un repertorio limitato ed una volta esaurito dalle continue richieste di bis, intonò Freedom (Libertà, trad), un pezzo improvvisato che rappresentò a lungo il suo marchio di fabbrica
  • Pete Townsend, il leader degli Who, prese a colpi di chitarra in testa un attivista che era salito sul palco durante la loro esibizione per fare un appello per la liberazione di John Sinclair, arrestato per avere offerto uno spinello ad una poliziotta in borghese. “Il prossimo che sale sul palco, lo ammazzo. E sapete che faccio sul serio”. L’esibizione terminò senza altri intoppi…
  • Il concerto durò un giorno in più del previsto perché nessuno rispettò i tempi della scaletta. Fra l’altro, dopo l’esecuzione della mitica With a little help from my friends (forse la più riuscita cover della storia del rock) di Joe Cocker si scatenò un temporale che causò una lunga interruzione
  • I Who cominciarono la loro esibizione alle 4 del mattino: sembra che stessero per andare via per divergenze sull’ingaggio. Poi eseguirono 24 brani, nessun’altra band fece di più
  • Neil Young rifiutò di farsi riprendere dalle cineprese e per questo non fu presente nella maggior parte dei pezzi eseguiti da Crosby, Still e Nash
  • Gli Iron Butterfly (quelli di In a gadda da vida) non poterono suonare perché non riuscirono a raggiungere il luogo del concerto
  • Joni Mitchell fu convinta a disertare dal suo agente che la fece invece esibire in un popolare format televisivo. Quasi per riparare, compose successivamente una canzone dal titolo Woodstock portata al successo da Crosby, Still, Nash & Young.
  • Il famoso logo con la colomba bianca poggiata sul manico della chitarra fu disegnato da Arnold Skolnick e riporta l’originario titolo della manifestazione: “An Aquarian Exposition” e il luogo dove si sarebbe dovuto suonare, cioè Woodstock. Quando fu deciso di cambiare titolo e luogo era troppo tardi per ristampare i manifesti. Pensate ai fortunati che allora lo comprarono a un dollaro e riuscirono a portarlo intero a casa: al di là della testimonianza storica, oggi quel poster vale diverse migliaia di dollari.
  • La droga più consumata pare sia stata Lsd, per antonomasia la sostanza che, in quanto allucinogena, potenziava la vena creativa. La versione più gettonata a Woodstock veniva chiamata “Orange Sunshine”.
  • Al cantante degli Who, Roger Daltrey, l’indimenticabile Tommy della rock opera più celebre della storia, furono attribuite proprietà sciamaniche. Quando intonò See Me, Feel Me, dopo diverse ore di temporale, spuntò il sole
  • Dieci anni dopo il concerto, attraverso uno stravagante sondaggio, fu stabilito che furono oltre 3.000 i bambini concepiti in quelle giornate di Paece&Love. Più Love che Peace, a quanto pare…
  • Due le nascite durante il concerto e due i decessi: uno per overdose e l’altro schiacciato nel sonno da un trattore in un campo attiguo

Per anni il nome Woodstock è stato anche legato all’uccellino amico di Snoopy. A voler lavorare di fantasia, la sua capacità di volare al contrario e la sua bizzarra maniera di interpretare la realtà hanno in sé qualcosa di lisergico che richiama lo spirito eversivo di quell’ormai lontano 15 agosto del 1969.

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Il festival di Woodstock si svolse a Bethel, un piccolo centro rurale nello stato di New York vicino la città di Woodstock, dal 15 al 18 agosto del 1969, all'apice della diffusione della cultura hippie. Vi ci si riferisce spesso con l'espressione 3 Days of Peace & Rock Music, "tre giorni di pace e musica rock".

Pubblicato da Rassegna Stampa su Martedì 15 agosto 2017

 

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