Sfruttamento lavoro giovani, su equo compenso appello Ordini Ingegneri e Architetti di Catania

Una costante corsa al ribasso dei compensi, assenza di regole che consentano certezza dei pagamenti di entità equa e dignitosa, la precarizzazione del lavoro autonomo soprattutto a danno dei giovani professionisti: gli ordini degli Ingegneri e degli Architetti di Catania chiedono il superamento della legge 248/2006 di conversione del decreto Bersani sulle liberalizzazioni, dopo che il Consiglio dei ministri ha approvato il testo del Ddl sull’equo compenso per le prestazioni legali. I due presidenti Cascone e Amaro rivendicano con decisione pari dignità per tutti i professionisti.
Di recente il Parlamento ha approvato la legge 81/2017 che ha stabilito nuove forme di tutela per tutte le forme di lavoro autonomo non imprenditoriale, compresi gli iscritti agli ordini professionali.
«I professionisti non possono più attendere: l’equo compenso dev’essere esteso a tutte le categorie, primi tra tutti architetti e ingegneri, che scontano una concorrenza spesso poco leale e uno squilibrio nei rapporti contrattuali con i clienti, con una situazione di crisi ormai imperante. Criticità più volte denunciate in questi ultimi mesi, che delineano una situazione di vera emergenza sociale». A parlare sono i presidenti degli Ordini di Ingegneri e Architetti di Catania, rispettivamente Santi Cascone e Alessandro Amaro, che intervengono a seguito dell’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del ddl sull’equo compenso per gli avvocati, avvenuta lo scorso 6 agosto.
«L’approvazione del disegno di legge – sottolineano Cascone e Amaro – è senza dubbio un passo avanti e rappresenta una presa di coscienza da parte del Governo, adesso però occorre attenzionare anche le condizioni dei professionisti delle categorie che rappresentiamo, che rimangono più volte legati a offerte di prestazioni al ribasso. Al più presto organizzeremo un incontro con l’onorevole Giuseppe Berretta – primo firmatario della proposta di legge del 5 luglio 2017 che mira a restituire valore alle competenze delle categorie professionali – per sollecitare l’adozione di un provvedimento che possa ripristinare l’equo compenso».
In questa situazione a rimetterci sono soprattutto i giovani professionisti che, così come dichiarato alcuni giorni fa dal ministro della Giustizia Orlando “sono fortemente sottoposti a una vera e propria forma di caporalato intellettuale”. «I giovani meritano grande attenzione – continuano i presidenti – ma non dimentichiamo che anche i professionisti veterani oggi versano in gravissima difficoltà per la mancanza di investimenti pubblici e privati e per l’assenza di regole che consentano la certezza dei pagamenti e tariffe minime adeguate alle prestazioni professionali».

Intanto è in corso di esame alla 11a commissione del Senato il disegno di legge s.2858 proposto il 14 giugno 2017 dal senatore Maurizio Sacconi sull’Equo compenso per tutti gli iscritti ad un ordine o collegio professionale. Il disegno di legge stabilisce che per compenso equo si intende un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, tenendo conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione professionale. Si propone, inoltre, di assumere per la misura dell’equità del compenso il riferimento ai parametri vigenti definiti dal Ministro vigilante che non possono essere qualificate come intese restrittive della concorrenza secondo il consolidato insegnamento della Corte di giustizia ribadito anche di recente (Corte di giustizia, 8 dicembre 2016, cause riunite C-532/15 e C-538/15). Il ddl stabilisce infine una presunzione in base alla quale, salva prova contraria, il compenso inferiore ai minimi stabiliti dai parametri vigenti si deve ritenere iniquo.

 

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Dario Fidora

Direttore editoriale