Dybala, la prima doppietta da numero 10 è da dedicare a Rino Gattuso

Fa un certo effetto vedere Paulo Dybala con la maglia numero 10 della Juve. Meritata, per carità, ma se ancora i numeri hanno un senso, almeno quelli dall’1 all’11, quella maglia rappresenta un’eredità pesantissima. Alla prima uscita stagionale della stagione, l’ex rivelazione del Palermo e sogno proibito (almeno per ora…) del Barcellona, ha dimostrato di avere un microchip impiantato in testa nel posto riservato alla paura. Ha giocato come sempre, senza sentire altro peso se non il lavoro compiuto in questa prima fase della preparazione che per ragioni incomprensibili (cioè televisive) mette in calendario prima di Ferragosto una partita che serenamente potrebbe disputarsi tra 2 mesi.

Prima maglia numero 10 della sua vita e prima doppietta della stagione, con la doppia specialità della casa in bella mostra: prima una punizione rubata a Pjanic con la sola forza dello sguardo, poi la perfetta esecuzione del rigore che ha dato per qualche minuto alla Juve l’illusione di avere già in bacheca allo Stadium il primo trofeo italiano della stagione. Ma la cosa che ancora una volta stupisce è che, pure in presenza di campioni di grande spessore, la Juve ormai si affida quasi esclusivamente alle giocate di Dybala in ogni zona del campo. Più che un attaccante sembra diventato un regista a tutto campo. È segno di grande fiducia in questo campione dalla faccia da bambino, ma è anche il vero limite di una squadra che sembra avere poche altre alternative nella costruzione del gioco.

Da oggi, comunque, è entrato nella galleria mondiale dei numeri 10. E magari, chissà, avrà pure pensato a Rino Gattuso, il primo allenatore che già a Palermo, aveva pensato a ritagliargli quel ruolo in una stagione sfortunatissima per entrambi: l’ex campione del mondo licenziato da Zamparini, Dybala ko nel derby con il Trapani e poco più che una comparsa nella cavalcata record dei rosanero. Se Dybala può sfoggiare quel magico numero sulle spalle, lo stesso indossato da Sivori o Platini per citare due prototipi del passato, il merito è di Gattuso che, modesto come al solito, non ha mai rivendicato la sua straordinaria intuizione. E che anche per questa meriterebbe almeno una dedica.

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Angelo Loddi

Direttore editoriale