Chinnici, Evola, Figuccia e Caronia: sesso debole anche quando è forte…

Ora che sulla vicenda della presidenza del Consiglio Comunale di Palermo è calato il sipario si può dire che è stata persa un’occasione di riempire di significati diversi dalla mera conservazione una scelta che invece è stata banale che più banale non si può. Certo, magari funzionale all’amministrazione dei lavori d’aula e persino utile a far comprendere ai tanti (e anche giovani) neo arrivati quali sono le regole da “caserma” che vanno osservate. Contano i gradi, le truppe le comandano i caporalmaggiori, decide sempre e soltanto il generale.

Con uno schiocco di frusta in meno e magari montando il grandangolo si sarebbe potuto vedere un’opzione di maggiore impatto sulla politica palermitana. Proporre, per esempio, Valentina Chinnici alla presidenza, l’unica donna eletta nella lista degli orlandiani doc (Movimento 139), presidente del Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti, una che è stata in ballo sino alla fine per essere nominata assessore alla Pubblica Istruzione. Sarebbe stata una bella mossa, non solo nella forma – la prima donna a guidare l’aula – ma anche nella sostanza considerato che della politica cittadina Valentina Chinnici non è una neofita. Peraltro, per quanto poco importi, è anche figlia di Giorgio Chinnici che fu presidente del Consiglio Comunale nella prima sindacatura di Leoluca Orlando degli anni ’90.

Ma che ancora a Palermo – e potremmo dire in tutta la Sicilia – la politica fa fatica a declinarsi al femminile lo conferma anche l’isolamento a cui stanno per andare incontro altre due big del consenso: Marianna Caronia e Sabrina Figuccia. Alla prima la maggioranza ha platealmente frenato sul nascere la corsa verso la vice presidenza, un no attribuito a Fabio Giambrone ma usato strumentalmente anche dall’opposizione che non vedeva di buon occhio l’isolato attivismo della bionda ex deputato regionale. Della seconda si sottolinea ad ogni suo sospiro il giochetto usato in campagna elettorale di far seguire al suo nome quello del padre e del fratello nella scheda del voto. Come se fosse soltanto un volto alle dipendenze dei “maschi della casa”. E non è per niente così, perché Sabrina Figuccia, doppia laurea (e vorremmo vedere quanti consiglieri possono vantarla…), quasi 20 anni di lavoro nel sindacato, ha una struttura di pensiero ben forgiata. Potrà non piacere ciò che dice, ma le sue parole hanno coerenza e linearità politica. E di questi tempi è già un bel mangiare.

Barba EvolaVogliamo parlare anche di Barbara Evola? La proposta di Giusto Catania non era soltanto una provocazione, la candidatura alla presidenza dell’ex assessore della scorsa Giunta Orlando aveva una sua credibilità per l’esperienza maturata e per le capacità specifiche. In un contesto meno condizionato dalle imprevista pace tra la maggioranza e una larga fetta dell’opposizione, Barbara Evola avrebbe potuto rappresentare la soluzione per dire no ad Orlando e rispettare il ruolo preminente della maggioranza. Vi aspettereste allora che faccia il capogruppo? E invece no, il posto è di Giusto Catania. Insomma, il gentil sesso fa fatica a raggiungere la vetta anche quando ha consensi ed esprime qualità. E da qualunque lato la si voglia prendere non è una bella cosa.

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