Bronte: Bixio reprime chi aveva creduto al decreto di Garibaldi sulla divisione delle terre

Garibaldi, Bixio e i Fatti di Bronte
Pannello dipinto da Onofrio e Minico Ducato di Bagheria (1955)

I Fatti di Bronte accaddero dal 2 al 10 agosto 1860, durante l’impresa dei Mille. Scoppiata un’insurrezione popolare per chiedere l’attuazione del decreto di Garibaldi sull’assegnazione delle terre demaniali ai contadini, nella Ducea di Bronte, in provincia di Catania, vennero date a fuoco decine di case e edifici pubblici e furono trucidati sedici fra nobili, ufficiali e civili. Nino Bixio, mandato alla testa di truppe garibaldine per ristabilire l’ordine, processò sommariamente e fece fucilare cinque brontesi, imprigionandone un centinaio.

Subito dopo lo sbarco dei Mille l’11 maggio 1860 in Sicilia, a Marsala, Garibaldi aveva cercato il favore delle popolazioni contadine, per ingrossare le proprie truppe e fare terra bruciata intorno all’esercito borbonico. Assunta la dittatura il 14 maggio 1860 “nel nome di Vittorio Emanuele re d’Italia“, Garibaldi decretò infatti il 19 maggio l’abolizione dell’imposta sul macinato e sui cereali, le patate e il legumi e, soprattutto, il divieto ai cittadini dei comuni occupati di pagare le tasse al governo borbonico, legittimando sostanzialmente l’insurrezione contro re Ferdinando.
Con il decreto del 28 maggio fu disposto che le terre del demani comunali (in mancanza di queste quelle appartenenti al demanio statale) fossero divisi tra i nullatenenti e i volontari che avrebbero combattuto ai suoi ordini. Lo stesso giorno un altro decreto stabilì che i reati di furto, di omicidio e di saccheggio sarebbero stati puniti con la pena di morte.

Il popolo siciliano credette letteralmente (e ingenuamente) ai decreti del liberatore Garibaldi sull’assegnazione delle terre pubbliche ai meno abbienti. L’insurrezione contro i borbonici sfociò quindi anche in numerose sommosse contro notabili e possidenti locali che utilizzavano abusivamente a loro vantaggio le terre del demanio statale, dei demani comunali o che comunque erano nominalmente destinate per gli usi civici.

La Ducea di Bronte fu teatro della più famosa di queste sommosse. Estesa per circa 25.000 ettari, era stata donata nel 1799 da re Ferdinando di Borbone (futuro re Ferdinando I delle Due Sicilie) all’ammiraglio britannico Orazio Nelson, come riconoscimento per i servizi resi nel salvargli la vita e fargli riconquistare il trono. Durante la repressione Nelson fece impiccare all’albero maestro della propria nave Francesco Caracciolo, l’ex ammiraglio della flotta reale che aveva deposto la divisa del re borbone per sposare gli ideali repubblicani. La Ducea comprendeva l’Abbazia di Santa Maria di Maniace e diversi altri feudi e terreni limitrofi, oltre che la maggior parte del territorio del Comune di Bronte. Addirittura Nelson ricevette il diritto del “mero e misto imperio”, cioè di amministrare la giustizia civile e penale con un potere dispositivo assoluto, compreso lo “ius vitae et necis”, il diritto sulla vita e la morte sui propri sudditi.
In sostanza il Duca governava nominando suoi diretti rappresentanti che intervenivano sia nell’amministrazione della Ducea che anche del Comune di Bronte. Vi erano quindi due partiti contrapposti a Bronte: i “ducali” (detti anche “cappelli”) e i “comunisti”, che sostenevano gli interessi del Comune.

La popolazione viveva in un plurisecolare stato di soggezione e sfruttamento, sin da quando Rodrigo Borgia (il futuro papa Alessandro VI), abate commendatario (cioè che percepiva i redditi) dell’Abbazia di Santa Maria di Maniace, commise uno storico intrallazzo. Senza alcun diritto, poichè nella sua qualità di commendatario per volontà di re Giovanni di Aragona non era che un puro usufrut­tuario ed amministratore, all’insaputa del Comune e degli abitanti di Bronte, nel 1491 donò il monastero ed il possesso di tutti i sui feudi e patrimonio a Papa Innocenzo VIII, inserendo nell’atto di donazione Bronte con tutti i casali del suo territorio, come se fosse posse­dimento dell’A­bbazia. Contestualmente Innocenzo VIII cedette all’Ospedale Grande e Nuovo (ora Ospedale Civico) di Palermo l’Abbazia e tutto il suo patrimonio, in modo che le sue rendite servissero al finanziamento dell’Ospedale stesso. Borgia ricavò da questa operazione duemila scudi d’oro. I brontesi, seppure la donazione che li riguardava fosse illegittima, furono asserviti per più di trecento anni, fino al 1799 (anno della donazione a Nelson), allo scopo di produrre rendite per l’Ospedale di Palermo, i contadini obbligati a restare a coltivare la terra nel territorio di Bronte, non potendo trasferirsi nei comuni vicini o emigrare.

A Bronte, nonostante il decreto di Garibaldi non venne affatto abolita la tassa sul maci­nato che penalizzava i più poveri, ma, soprattutto, non venne realizzata la divisione delle terre della Ducea. Scoppiata  il 2 agosto 1860 la rivolta, che costò la morte a 16 “cappelli”, le autorità inglesi fecero decise pressioni su Garibaldi perché intervenisse a tutela delle proprietà della Ducea, anche perché diverse rivolte analoghe erano scoppiate nei comuni limitrofi.

Nino BixioNino Bixio fu mandato a ristabilire l’ordine alla testa di sei compagnie di piemontesi e due battaglioni di cacciatori garibaldini. Arrivò quando i rivoltosi erano già fuggiti. Inscenò un processo farsa con cui in quattro ore giudicò circa 150 persone e condannò a morte 5 innocenti, che fucilò all’alba del 10 agosto lasciando i corpi insepolti come ammonimento alla popolazione insorta. Ripartì portando con sé un centinaio di prigionieri presi indiscriminatamente tra gli abitanti. Dopo l’esecuzione, Il maggiore generale Nino Bixio emanò un proclama indirizzato agli abitanti della Provincia di Catania che terminava in questo modo:
“Le autorità dicano ai loro amministrati che il governo si occupa di apposite leggi e di opportuni legali giudizi pel reintegro dei demanî – Ma dicano altresì a chi tenta altre vie e crede farsi giustizia da sé, guai agli istigatori e sovvertitori dell’ordine pubblico sotto qualunque pretesto. Se non io, altri in mia vece rinnoverà le fucilazioni di Bronte se la legge lo vuole. Il comandante militare della Provincia percorre i Comuni di questo distretto. Randazzo 12 agosto 1860.”


Timeline del 10 agosto – Accadde oggi, a cura di Filippo Barbaro

258 – San Lorenzo, uno dei sette diaconi di Roma, viene martirizzato (secondo la tradizione) sulla graticola
1519 – Le cinque navi di Ferdinando Magellano salpano da Siviglia per circumnavigare il globo
1620 – Conclusione della pace ad Angers tra il re di Francia Luigi XIII e i ribelli guidati dal duca di Empernon, argomento di un famoso quadro di Pieter Paul Rubens
1860 – A Bronte, Nino Bixio fa fucilare 5 presunti responsabili degli scontri tra le opposte fazioni della popolazione, insorta in seguito all’arrivo in Sicilia della spedizione dei Mille: è la cosiddetta strage di Bronte
1867 – Viene ucciso a fucilate, di ritorno dalla fiera di Gatteo, Ruggero Pascoli padre del poeta Giovanni Pascoli. L’evento verrà rievocato nel 1896 dalla celebre poesia X agosto, inclusa nella raccolta Myricae
1893 – 
Ad Augusta, Rudolf Diesel fa funzionare il suo primo modello. Per questo motivo il 10 agosto è la Giornata internazionale del biodiesel
1907 – Giunge a Parigi, dopo 61 giorni di corsa a bordo di una delle prime automobili, la “Itala”, il principe Scipione Borghese, vincendo il Raid Pechino-Parigi, 14.000 km
1990 – La Sonda spaziale Magellano raggiunge Venere

I NATI OGGI

1810 – Camillo Benso, conte di Cavour, politico
1814 – Henri Nestlé, imprenditore tedesco
1817 – Nicolò Turrisi Colonna, politico
1926 – Gustavo Selva, politico e giornalista
1930 – Luigi De Filippo, attore, commediografo e regista
1947 – Ian Anderson, polistrumentista, compositore e cantante britannico
1959 – Rosanna Arquette, attrice, regista e produttrice cinematografica statunitense
1960 – Antonio Banderas, attore, regista e produttore cinematografico spagnolo
1966 – Catena Fiorello, scrittrice, autrice televisiva e conduttrice televisiva

 

 

 

Pin It on Pinterest