Ecco perché alla fine vince sempre Orlando

Alla fine, come nelle previsioni, ha vinto Orlando, ma quello che di nome fa Leoluca. È il sindaco che ha tessuto la trama del complicato primo passo di questa “famiglia allargata”, composta da larghi pezzi dei partiti di maggioranza e da un’opposizione quasi compatta. Ad esclusione, ovviamente, dei Cinquestelle. Se Ferrandelli avesse voluto oggi probabilmente non ci sarebbe stato il bis di Orlando (Salvatore), certamente Tantillo non avrebbe occupato la poltrona di vice. E le sue giustificazioni (termine corretto, non spiegazioni), da noi anticipate diverse ore prima del voto, si riducono a quella che in termini politici si chiama agibilità. La possibilità, cioè, di non vedersi chiuse le porte per 5 anni di fila e di vedersi preclusa qualsivoglia iniziativa nel territorio. Ferrandelli ha considerata chiusa la disputa contro Orlando l’11 giugno, ogni altro coerente tentativo di opposizione ad oltranza per la rappresentanza istituzionale avrebbe avuto un salatissimo prezzo da pagare. A conti fatti ha preferito utilizzare il dissenso all’interno della maggioranza per risultare indispensabile.

E così Orlando Leoluca ha messo il suo sigillo regale sia sul presidente che sul vice di cui si fida quasi alla stessa maniera. Salvatore Orlando, anche se per il rotto della cuffia, ce l’avrebbe fatta egualmente anche senza i voti dell’opposizione perché la rappresaglia di Giusto Catania si è fermata al confine della decenza. Protesta sì, ma non autolesionismo. E così anche Sinistra Comune ha aderito alla richiesta del sindaco di concedere il bis al presidente uscente del Consiglio Comunale.

Pallottoliere alla mano, hanno votato per Salvatore Orlando 29 consiglieri. Uno però si è fatto annullare il voto avendo scritto soltanto il cognome del candidato. E siccome di Orlando in aula c’è anche Caterina, la scheda è stata invalidata. Dalla maggioranza sono arrivati 21 voti perché Russo, Cusumano e Ferrara al momento della votazione hanno abbandonato l’aula. Coerenza e chiarezza, tanto di cappello. Avrebbero potuto impallinare Salvatore Orlando nel segreto dell’urna, hanno preferito dissentire apertamente. Ferrandelli ha portato in dote 8 dei suoi 10 voti, hanno detto no Figuccia e Caronia, due donne che già da giorni hanno optato per un’opposizione senza se e senza ma.

A Tantillo, che di voti che ha racimolati 23, la maggioranza ne ha fatti arrivare soltanto 15 sui 24 disponibili: non disponibili quelli di Sinistra Comune, come probabilmente quelli dei dissidenti. Ne mancherebbero ancora un paio che chissà se avranno mai un nome. Buon lavoro a tutti, perché da domani, ferie o non ferie, caldo torrido o meno, Palermo pretenderà risposte alle tante questioni ancora aperte.

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