Battisti aveva ragione: è facile incontrarsi anche in una grande città…

Caro diario, ma come si può essere così stupide? O testa in aria ? Se voglio essere benevola… O ci si è messo di mezzo l’inconscio in combutta con il Fato?
Ieri, con la persona con cui mi frequento, sono andata a cena in un ristorante nel quale mi recavo
con mio marito, e a nulla sono valsi gli occhi sgranati del ristoratore e i suoi tentativi, devo dire
maldestri – o io ero troppo cieca e sorda – di darmi un messaggio, un cenno di allarme, di farmi capire che qualcosa di intenso e doloroso mi aspettava…
Ho insistito…gli ho detto: mi metto a turno, aspetto, voglio cenare fuori, lo sai quanto amo il tuo
cortile…e nel frattempo perseveravo ad essere cieca e sorda…oppure, non so.
Nonostante il povero ristoratore facesse gesti enfatici e lanciasse sguardi inceneritori e continuasse a chiedere: ma sei proprio sicura di volerti mettere proprio nel tavolo che si sta liberando? Ed io: certo, lo sai che preferisco stare fuori, non c’è problema. Ma come si può? Ancora mi chiedo cosa mi sia accaduto.
Ed ecco che, dopo una estenuante attesa nell’umido e dirompente scirocco siciliano, è venuto il mio turno e mi sono accomodata, convinta di potermi finalmente rilassare e godere di una cena raffinata.
Ma, appena seduta, senza neanche avere ancora potuto farmi inebriare dal fresco ristoratore del
giardino, sento un lieve tocco sulla schiena e la persona che era con me mi dice di girarmi perché
qualcuno sembrava volesse salutarmi.
Un tumulto di emozioni mi ha investita. Accanto a me, sedie quasi appiccicate c’era il mio grande, disperante amore, l’uomo di tanti piaceri e infiniti dolori, colui che non è riuscito a
tenermi…ingarbugliato in mille ragnatele antiche e presenti, straordinariamente passionale e gelido al contempo: il mio amato ex marito…
Ma perché questo incontro paralizzante? Perché questi sorrisi reciproci e tirati dallo sgomento e dal dolore e le parole balbettate e insignificanti?
Poi lui, che era immagino con un suo collega a me sconosciuto, si è alzato e barcollava attraversando la nebbia dello sgomento e della beffa… quindi con disinvoltura artefatta ha chiesto il conto ed è andato via, lasciandomi in un un turbinio di emozioni contrastanti, difficilmente decifrabili ed una immensa nostalgia nel corpo.
E ancora mi domando ossessivamente, quali forze sono entrate magicamente o inconsciamente in gioco…cercando, come è il mio solito, un senso spesso irrintracciabile…
Caro diario, come ho potuto?

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