I vicoli e i sapori di Palazzolo Acreide

Nove ristoratori, nove storie (e cucine) diverse ma con qualcosa in comune: l’amore per la barocca Palazzolo Acreide, per le sue secolari tradizioni.

Nasce cosi, da un’idea semplice eppure geniale l’associazione Vicoli e Sapori: fare rete, cuochi e produttori, per far conoscere e apprezzare quest’angolo di Sicilia incastonato tra i Monti Iblei.

La manifestazione, alla sua seconda edizione, ha permesso di coniugare la buona cucina tradizionale, a base dei sani e genuini prodotti locali, alla riscoperta del caratteristico quartiere medievale dell’Orologio, uno dei tanti tesori che Palazzolo ha da offrire ai visitatori più attenti. Una ventina sono state le realtà dell’agro-alimentare coinvolte, e di cui si sono potuti degustare i prodotti lungo una passeggiata tra i vicoli di questo gioiello del barocco siciliano. Atmosfera suggestiva, vino e buona musica per celebrare i frutti di una campagna antica, fatta di uliveti, punteggiata da querce secolari, tagliata da strade in terra bianca delimitate dai muretti a secco. Una terra fertile che amorevolmente curata da chi la abita sta regalando un futuro ai palazzolesi di oggi e domani: da qui non si vuole andare via.

Anche e soprattutto per questo nasce l’associazione: “Non è stato semplice coinvolgere i tanti cuochi di Palazzolo e i produttori in questo progetto, ma di sicuro l’amore per la nostra città e la consapevolezza di quello che offre e può offrire è stato il punto di incontro su cui costruire la manifestazione”, dichiara Paolo Didomenico, presidente di Vicoli e Sapori e oste di una delle più antiche locande della città, Lo Scrigno dei Sapori. “Quando, nel 2002, Palazzolo è stata inserita nel percorso Unesco della Val di Noto, abbiamo creduto che sarebbe stato un vero e proprio volano per il turismo, un’opportunità di crescita per la città tutta”, aggiunge Didomenico. Una speranza, la sua, purtroppo disillusa da politiche non sempre felici che poco hanno fatto per questa cittadina, che per bellezza e posizione risulta davvero strategica a chi voglia scoprire la Sicilia orientale, a cavallo tra Siracusa, Noto e Ragusa. “Vogliamo che Palazzolo diventi meta del turista attento, amante della natura e della buona tavola e non tappa di passaggio del turismo mordi e fuggi che poco fa per la crescita del paese”. È questo quindi il sogno di questi ristoratori, che con dedizione e sacrificio si sono rimboccati le maniche per far conoscere il territorio non solo attraverso il percorso eno-gastronomico di questa due giorni, che è solo la punta dell’iceberg del progetto, ma soprattutto organizzando un press tour dedicato a giornalisti e addetti ai lavori alla scoperta della storia e delle realtà virtuose che insistono nel comune: che si parli, e bene, di Palazzolo!

Ed è stata un’occasione unica per esplorare questa cittadina dalla storia antica e affascinante. Colonia dei Corinzi di Siracusa fu una polis florida, batté moneta (i più begli esempi sono conservati nei più prestigiosi musei del mondo), edificò un suo teatro, il più piccolo al mondo tra quelli di epoca greca giunti siano noi, e si arricchì durante il dominio romano grazie all’oro siciliano: il grano. Si mantenne prospera nel medioevo, trasformandosi in un borgo florido per cambiar faccia poi nel 700’ quando il terremoto del 1693 distrusse le città della valle di Noto e rese necessaria la ricostruzione, regalandoci una delle pagine della storia dell’arte più felici d’Europa: il barocco siciliano. Tracce di questa storia sono i palazzi dalle ricche balconate, le chiese maestose in cui si celebrano feste impregnate di misticismo come quella dedicata al Patrono, San Sebastiano, la cui statua il 10 Agosto viene portata in processione, durante una delle più sentite e suggestive professioni di fede di Sicilia.

È un popolo generoso quello palazzolese e al contempo geloso delle sue tradizioni, che vuole preservare per regalarci l’immagine di una realtà che non dimentica le sue origini ma che proprio su quelle vuole costruire un futuro diverso, e che punta senza compromesso, alla qualità. E la qualità è stato il leitmotiv delle visite che ci hanno portato in giro per frantoi, allevamenti, pastifici e caseifici: realtà che arricchiscono e contribuiscono a valorizzare questo piccolo comune fatto di gente volenterosa e vogliosa di vede apprezzata la propria terra d’origine, una terra di cui è impossibile non innamorarsi, e in cui speriamo presto di tornare.

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