Caro Matteo, questa è la Sicilia che trovi

Pippo Russo due anni fa lasciò il Pd. Oggi, in occasione della visita di Renzi a Palermo, gli consegna una lettera aperta in cui gli dice…

Pippo RussoCaro Matteo Renzi,
tra poco atterrerai a Palermo. Il motivo ufficiale è la presentazione del tuo libro “Avanti“, in realtà sarà un’occasione per cercare di fare il punto sulle imminenti elezioni regionali siciliane. Chi ti scrive è uscito dal tuo partito ormai quasi due anni fa. Scrissi una lettera pubblica ai dirigenti regionali del Pd in cui spiegavo che nefaste logiche correntizie e disinvolte operazioni di riciclaggio di vecchio personale politico non mi consentivano di restare, oltre all’indigeribile appoggio a Crocetta. Soprattutto, sembrava che della Sicilia tu non volessi occupartene avallando scelte discutibili e conservando l’intera classe dirigente del partito che aveva in gran parte fallito. In molti ci aspettavamo da te una parola forte sulla necessità di un cambiamento radicale che iniziasse dal partito e giungesse alla chiusura della disastrosa stagione dei quattro governi del sedicente rivoluzionario Saro da Gela. Stagione dal Pd sostenuta fino ad oggi nonostante, adesso, non si voglia sentir parlare della  pluriannunciata ricandidatura a governatore dello stesso Crocetta. Diranno gli inguaribili ottimisti che non se ne vuol sentir parlare perché un segnale di discontinuità il Pd siciliano lo vuole dare, abbandonando conciliaboli e logore logiche di Palazzo, magari prendendo spunto dalla vincente esperienza “civica” palermitana e rivolgendosi al meglio della società – per favore, non chiamiamola “civile”  – e della politica. Invece, il cosiddetto “campo largo” di cui in parecchi si riempiono la bocca è inteso come il solito pastone tra sinistra, divisa come non mai, e centro, luogo del gioco su più tavoli, per cercare di fronteggiare numericamente gli avversari – il movimento 5Stelle, alimentato dalla dilagante sfiducia dei cittadini, e un centrodestra che si avvia all’unità, quindi più temibile – e vincere la partita. Ti suona normale, caro Renzi, che per ora il tema politico centrale in una terra affamata di lavoro e agli ultimi posti di qualunque classifica si chiami Angelino Alfano? Ti pare normale che si corteggi qualcuno che seppure ministro di un governo romano di centrosinistra, e con un proprio assessore nell’attuale governo regionale di centrosinistra, tenta disperatamente di essere riammesso alla corte di Silvio Berlsconi? Insomma, il livello del dibattito è davvero lacrimevole. Di una proposta qualitativamente alta, innovativa, in termini di progetto politico e di programma, che parli finalmente al cuore e alle esigenze concrete di giovani, famiglie ed imprese, non c’è traccia. Anzi, abbiamo l’immobilismo più desolante con in giro i soliti personaggi, in maggioranza responsabili delle misere condizioni in cui è stata ridotta socialmente ed economicamente la Sicilia, alla ricerca affannosa di una riconferma. Non esiste nemmeno un candidato presidente – con lo stucchevole ritornello: primarie sì, primarie no – la cui individuazione appare come un derivato di formule ed alchimie legate alla spartizione del potere: un nome “civico” che risponda, però, ai partiti. Al limite un “interno” che richiamerà comunque, nell’immaginario collettivo, qualcosa di ben distante dalla “discontinuità” così decantata a ogni piè sospinto. In estrema sintesi, ecco ciò troverai caro Matteo. In effetti, perché ti sto scrivendo quando tu, assai probabilmente, userai la Sicilia per i tuoi giochi politici nazionali in vista delle elezioni del prossimo anno? Chissà, forse perchè in fondo speriamo che tu possa improvvisamente stupirci o forse perché un fiorentino può meglio scorgere in alcuni famosi versi danteschi – tratti dal sesto canto del Purgatorio – un piccolo aiuto alla comprensione dello stato d’animo che viviamo tantissimi siciliani guardando alla politica nostrana: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello”. Ecco, basta sostituire, per un attimo, “Italia” con “Sicilia” e hai la fotografia. Cordiali saluti.

 

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Pippo Russo

Direttore editoriale