I 70 anni di Orlando: la mafia, i Beatles e altre storie

La speranza è che almeno oggi si tolga quella fascia tricolore che l’accompagna da sempre, simbolo della vita che ha scelto di vivere. Leoluca Orlando oggi compie 70 anni, un giorno da ricordare, un traguardo da celebrare perché non era affatto scontato che la mafia gli consentisse di festeggiare l’età della pensione. Per questo è auspicabile che questo giorno se lo goda lontano dal potere e dalle beghe di Palazzo. Nel rock l’immortalità spesso la regala la scomparsa precoce, Orlando è entrato nell’enciclopedia della politica sfatando anche questo clichè. È un po’ come i Beatles che le cose migliori le hanno fatte agli esordi, ma le cui canzoni sono suonate ancora oggi. E vendono, eccome se vendono.
A suo modo Orlando è stato un rivoluzionario. Molti non sanno e alcuni dimenticano l’impatto devastante che ha avuto sulla scena politica siciliana impregnata dall’acre odore di una mafia che controllava ogni aspetto dell’economia di Palermo, dagli appalti ai servizi comunali. Badiamo bene, non solo Lima e Ciancimino, copertura superficiale per assolvere chi non apparteneva in senso stretto a queste galassie. Buona parte della classe politica palermitana, democristiana e non, per tanti anni ha coltivato rapporti diretti o indiretti con Cosa nostra e affini. Il termine collusione cominciò ad essere pronunciato proprio da Orlando all’inizio degli anni ’80, dopo l’omicidio di Piersanti Mattarella che, per alcune frange della Democrazia Cristiana rappresentò un punto di non ritorno.
Il giovane professore universitario che, per via paterna, certi ambienti di notabili li vide da vicino, decise allora di percorrere una strada di rottura, sul solco già tracciato da Mattarella. E soprattutto di rinnegare il mondo che l’aveva allevato, sia esso impersonato dall’alta borghesia siciliana che dalla paludosa Democrazia Cristiana, sotto le cui spinte era diventato il più apprezzato talento politico degli anni ’80.
Rispetto al maestro, per natura schivo e riservato e poco incline alle pubbliche esternazioni, Orlando ha utilizzato la cassa di risonanza dei mass media, sino a farli diventare la personalissima e indispensabile assicurazione sulla vita. Non era facile raccontare in favore di telecamera cosa si diceva nei circoli e nei circoletti e in maniera quasi carbonara nei pochi salotti perbene di Palermo. E Orlando l’ha fatto. Non era utile alla carriera politica contrapporsi a Lima e Andreotti nell’unica regione dove il divo Giulio aveva un potere illimitato che andava ben al di là dei numeri. E Orlando li ha sputtanati senza remore, trovando consensi sulla scena nazionale e di converso forti resistenze su quella regionale.
Sin da allora ha saputo creare le giuste suggestioni per mandare in soffitta vezzi e vizi della politica del tempo, le parole sempre appropriate per mettere la giusta distanza fra sé e il fronte nemico. La Primavera di Palermo fu il prototipo dell’orlandismo, contenuti forti ma una messa in scena ancora più straordinaria. Dc e Pci insieme: dove non era riuscito Aldo Moro, si cimentò Orlando con successo. Per la prima volta si parlò di Palermo quale laboratorio politico. In quella stagione poteva ottenere tutto. Occhetto gli offrì persino la segreteria della Cosa, il soggetto costituente della nuova sinistra. Rifiutò perché con i partiti e le relative regole ha sempre fatto a cazzotti. Pensava a qualcosa di più slegato dalla tradizione della politica e partorì la Rete, primo progetto di marketing politico in Italia. Tutto perfetto, a partire dal nome. Il debutto fu entusiasmante e con la Rete catturò l’attenzione della politica internazionale. Auspice anche Tangentopoli, una fase storica della politica nazionale tramontò definitivamente e attorno a Orlando si aggregò la prima fascia di dissenso trasversale, ex comunisti e reduci del Msi, demoproletari e cattolici di sinistra. Ecco perché a Palermo non ci stupisce più di tanto Beppe Grillo, il modello originale noi l’abbiamo conosciuto 30 anni fa. E quando la Rete cominciò ad assumere sembianze di partito, se ne disfece. È stato ed è un leader, non ha mai saputo o voluto essere un capo.
Negli anni delle stragi, quando si cominciò a parlare di società civile, Orlando fu l’unico baluardo su cui si poggiarono le forze residue dei palermitani che videro in questo paladino senza paura che urlava in faccia alla mafia l’uomo a cui affidare le speranze di rinascimento. Gli si perdonarono persino alcune sortite poco felici usate a ripetizione dai suoi non pochi nemici per svilirne la figura: dalle polemiche con Falcone, al caso del maresciallo Lombardo, sino alle citazioni maliarde (“il sospetto è l’anticamera della verità…”) con cui abbatteva le regole del diritto. C’era uno stato d’emergenza e come tale Orlando si comportava applicando le sue regole speciali.
Invitava i siciliani a non leggere Il Giornale di Sicilia reo a suo dire di “lisciatine” alla mafia ed esibiva come un vanto che il quotidiano palermitano, nelle sue cronache non citasse mai il suo nome. Poi scoppiò la pace, in una seconda fase, grazie al lavoro oscuro delle diplomazie delle due casate (Gaspare Nuccio da un lato, Giovanni Pepi dall’altro).
Molti non sanno o dimenticano che in quel periodo Orlando era l’obiettivo numero 1 della mafia, l’uomo più scortato d’Italia assieme al Procuratore Giancarlo Caselli. E che quando si temette seriamente per la sua vita – i servizi di sicurezza lo definirono indifendibile – fu preso dall’oggi al domani e mandato in Georgia, sotto la più rassicurante protezione russa. In quel periodo ogni giorno poteva essere l’ultimo. È giusto sottolinearlo anche per capire altrimenti incomprensibili metamorfosi umorali – oggi Jekill e domani Hide – che hanno mandato in frantumi più di un legame politico e personale.
Ancora oggi si fida poco e di pochi. Nella sua playlist degli amati, ai primi due posti, ci sono Fabio Giambrone e Andrea Scrosati, appena ventenne suo addetto stampa a Montecitorio, consulente per la comunicazione negli anni ’90 e oggi celebrato vice presidente di Sky Italia. “È il figlio maschio che non ho avuto”, disse un giorno in un momento di confidenza. Ma se di Scrosati ammirava l’intelligenza, fino a sopportarne persino le critiche – cosa a cui è abbastanza allergico – di Giambrone apprezza dedizione e fedeltà, cosa che alla lunga molti suoi compagni d’avventura gli hanno negato.
Ha una moglie a cui andrebbe consegnato l’Oscar per l’amore, perché non si resiste accanto ad un uomo così sovraesposto (e molto innamorato di sè) se non c’è a supporto un sentimento d’acciaio. Si chiama Milly Lupo, per il suo riserbo è paragonabile alla moglie di Sandro Pertini: mai una parola di troppo, un commento inappropriato o una presenza fuori luogo. La sua sofferenza di moglie, se c’è stata, è tutt’ora ben custodita dalle mura delle due o tre case che hanno abitato in questi anni. Delle sue due figlie si sa poco o niente, ragioni di sicurezza le hanno sempre tenute ai margini della vita pubblica. Non deve essere stata una adolescenza facile, ma anche da parte loro il silenzio è stato assoluto.
Quando Orlando soffierà oggi sulle 70 candeline, le donne della sua vita saranno tutte con lui, in un abbraccio ideale che avrà il sapore del perdono dalle colpe di quel padre e di quel marito che non è mai stato. Un abbraccio che servirà anche a ricordargli che è stato il miglior padre e il miglior marito che questa vita gli ha concesso di essere.


Timeline del 1 Agosto – Accadde oggi, a cura di Filippo Barbaro

1774 – Scoperta ufficiale dell’ossigeno a opera di Joseph Priestley
1831 – Apertura del London Bridge
1865 – In Italia esce il primo numero del Sole 24 ORE
1873 – Il primo tram inizia il servizio a San Francisco
1907 – Inizia il primo campo scout della storia a Brownsea Island: inizia così il movimento scout
1914 – La rivista Lacerba pubblica il Manifesto dell’architettura futurista
1931 – A Genova viene varato il transatlantico Rex, l’unica nave italiana a vincere il Nastro Azzurro
1941 – Viene prodotta la prima Jeep
1944 – Anna Frank scrive l’ultimo brano del suo Diario
1971 – Il concerto per il Bangladesh organizzato a New York da George Harrison vede l’esibizione, tra gli altri, di Bob Dylan, Eric Clapton, Ringo Starr e Leon Russell
1976 – Niki Lauda resta vittima di un grave incidente durante i primi giri del Gran Premio di Germania sulla pista del Nürburgring-Nordschleife
1981 – MTV inaugura ufficialmente le sue trasmissioni mandando in onda Video Killed the Radio Star dei Buggles
2005 – Entra in vigore nell’Unione europea il divieto di fare pubblicità al tabacco in radio, televisione, carta stampata e internet.

I NATI OGGI

1611 – Hieronymus Francken III, pittore fiammingo
1919 – Tullio Piacentini, regista, sceneggiatore e giornalista
1933 – Pier Luigi Vigna, magistrato
1936 – Yves Saint Laurent, stilista francese
1937 – Michele Perriera, scrittore e regista
1942 – Jerry Garcia, chitarrista, cantante e compositore statunitense
1942 – Giancarlo Giannini, attore, regista e doppiatore
1947 – Leoluca Orlando, politico e avvocato

 

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