Miccichè, tris vincente: Alfano torna a casa, la pace con Musumeci, la candidatura da numero 1 alle Regionali

Gianfranco Micciché
Gianfranco Micciché

Ha vinto ancora Miccichè, ancora una volta è riuscito a penetrare nella testa e nel cuore di Berlusconi e a far prevalere le ragion di stato sull’istinto del gran capo. Se Angelino Alfano troverà accoglienza nel centrodestra tradizionale e non sarà lasciato in navigazione solitaria, sarà merito del suo storico nemico, uno con cui ha a lungo duellato dentro e fuori Forza Italia. Appena 5 anni fa, proprio alla vigilia del voto regionale Alfano, allora plenipotenziario del partito in Sicilia, accusava Miccichè di favorire Crocetta, coniando quel patto della “crocchè” che tenne banco per tutta la campagna elettorale.

Superfluo ricordare i vari attacchi di Miccichè nei confronti dell’uomo che lo sostituì nelle gerarchie berlusconiane, additato, sino a qualche mese fa, come il “traditore” che ha salvato il governo Renzi. “Alfano è il peggiore politico che la Sicilia abbia mai conosciuto”, fu la sentenza consegnata da Miccichè a Siciliainformazioni.it nel 2015, nell’ambito di una ricostruzione postuma dell’ultima corsa verso Palazzo d’Orleans. Il candidato presidente sostenuto allora da Alfano era Nello Musumeci che non prese affatto bene il divieto imposto da Forza Italia al recupero di Miccichè, decisione che si rivelò determinante per la sconfitta. E da quel momento lo storico leader della destra catanese interruppe ogni rapporto con i due.

Oggi la realpolitik consiglia a tutti e tre ben altro atteggiamento: il centrosinistra sembra fermo al palo, i Cinquestelle fanno meno paura dopo i risultati delle Amministrative di giugno, la sensazione è che una coalizione allargata agli originari componenti del decennio scorso possa arrivare al traguardo. E in nome della coesione si annullano i ricordi di liti e offese. Se ne avvantaggerà Musumeci nell’ipotesi sempre più concreta di una seconda chance da candidato presidente e Alfano troverà spazio vitale per le sue truppe siciliane ben felici di tornare dentro un contenitore diverso dal Pd.

Ma chi potrà davvero esultare sarà proprio Gianfranco Miccichè. Relegato più di Totti ad una panchina che sembrava eterna, nel giro di pochi mesi è risorto dalle ceneri della sua prima creatura. Tornato padrone del partito in Sicilia, ha ricominciato da dove s’era fermato. Forza Italia non sarà forse mai più quel partito che in Sicilia prendeva più voti persino della Dc degli anni d’oro, ma non è neanche quella barca alla deriva di un anno fa. E, a detta di molti, sarà proprio Miccichè a guidare la lista delle Regionali ad Occidente. Per fare il deputato semplice? Difficile, ma se passa il principio che ricomincia da dove ha lasciato è legittimo pensare alla presidenza dell’Ars. Si tratta di uno scenario ancora molto lontano, ma sulla sua presenza in cima alla lista, secondo molti dei suoi rivali interni, non sembrano esserci dubbi.

Del resto, Miccichè è uno che non ha mai esitato a metterci la faccia, anche nelle situazioni più complicate. È la sua maniera per affermare la leadership, una modalità che stavolta potrebbe scombinare i piani di molti. Non è un mistero che l’asse Scoma – Tantillo lavorerebbe per lui in vista di una futura ricompensa per le Politiche del 2018, penalizzando il deputato uscente Giuseppe Milazzo. Con la riduzione dei deputati e con percentuali lontane anche da quelle del passato, oltre a Milazzo come la prenderanno anche gli altri uscenti Figuccia e Savona, che dovrebbero entrare in competizione con il loro capolista? Questo, insomma, è il prologo di una storia di cui, a breve, potrebbe essere scritti altri intriganti capitoli.

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