Rocco Chinnici, inventò il pool dei magistrati per indagare sulla mafia

Rocco Chinnici entrò a far parte dell’Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo il 9 aprile 1966. Come giudice istruttore si occupò per la prima volta di un’inchiesta di mafia di grande rilievo nel 1970, quando gli furono assegnate le indagini sui cinque morti della Strage di viale Lazio del 10 dicembre 1969 in cui, come poi si appurò, un commando di cui facevano parte i corleonesi Riina e Provenzano riuscì a uccidere il boss dell’Acquasanta Michele Cavataio.
Divenne capo dell’Ufficio istruzione succedendo a Cesare Terranova, ucciso il 25 settembre 1979. Riuscì a intuire le reali dimensioni dei traffici internazionali di Cosa Nostra, i legami con la ‘ndrangheta e la camorra, e le connessioni con l’alta finanza, la politica e l’imprenditoria.

Nel novembre 1978 assunse le indagini sulla morte di Peppino Impastato. C’era stato un tentativo di depistaggio, Impastato era stato trovato sui binari della ferrovia, dilaniato da una carica di tritolo. Si volle far credere ad un tentativo di suicidio o un attentato terroristico. L’inchiesta iniziata da Chinnici che dimostrò che si trattava di un omicidio di mafia, e non altro, dopo la morte del magistrato nel 1983 fu completata da Antonino Caponnetto, che pubblicò la sentenza nel 1984. Solo così fu possibile continuare le indagini sull’assassinio di Impastato, che portarono all’individuazione dei mandanti e alla loro condanna.

Rocco Chinnici ebbe l’idea di centralizzare tutte le indagini di mafia in una struttura di coordinamento tra magistrati: il “Pool Antimafia”

Dopo la morte del procuratore Gaetano Costa, il 6 agosto del 1980, decise di organizzare l’attività dell’Ufficio istruzione che riguardavano la mafia con il metodo del pool, in modo che tutte le attività d’indagine e le informazioni fossero condivisi collegialmente tra i giudici che ne facevano parte. Chinnici si attribuiva la titolarità delle inchieste e ne condivideva ogni aspetto con gli altri componenti dell’Ufficio istruzione. Il lavoro di squadra non solo garantiva una maggiore efficienza, ma serviva anche per dare il segnale di come non bastasse fermare l’attività di un singolo giudice per interrompere le indagini. I primi magistrati chiamati a lavorare nel pool furono Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Giuseppe Di Lello.

Nel 1982, dopo la morte di Pio La Torre ad aprile e pochi giorni dopo quella del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa il 3 settembre, fu approvata la legge Rognoni-La Torre, che introdusse il reato di associazione mafiosa (Art 416 Bis C.P.), rendendo obbligatorio il sequestro e la confisca dei beni dei mafiosi.

Il 13 luglio era stato depositato presso la Procura di Palermo il “rapporto dei 162“, scaturito dall’emergenza della seconda guerra di mafia, un rapporto giudiziario redatto dalla Squadra Mobile e dal Nucleo Operativo dei Carabinieri di Palermo, una nuova mappa del potere mafioso a Palermo. Per la prima volta il pool analizzò la consistenza finanziaria dei patrimoni delle cosche e si sequestrarono conti correnti bancari. Sul rapporto dei 162 Chinnici emise tre mandati di cattura, rispettivamente per 87, 88 e 125 persone, un quarto fu firmato da Giovanni Falcone, per 14 persone, 20 giorni prima della sua morte.

Strage via Pipitone Federico in cui persero la vita il giudice Rocco Chinnici, i due carabinieri della scorta, e il portiere dello stabileChinnici prima del suo omicidio stava indagando sui cugini Nino e Ignazio Salvo. La mattina di venerdì 29 luglio 1983 a Palermo, mentre stava recandosi al lavoro, un’autobomba posteggiata davanti l’ingresso del suo portone in via Pipitone Federico 59 esplose, uccidendo oltre il giudice, due carabinieri della scorta, Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta, e il portinaio del condominio Stefano Li Sacchi.

Le indagini che Rocco Chinnici iniziò e condusse fino a pochi giorni prima di morire costituirono le basi del procedimento istruito dal secondo pool antimafia di Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello, che portò al maxiprocesso.

Nella premessa dell’ordinanza-sentenza contro Abbate Giovanni + 706 emessa l’8 novembre 1985 dall’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo (rinvio a giudizio di 475 imputati, che ha portato al maxiprocesso), Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello Finuoli scrivono:
“Riteniamo doveroso ricordare che l’istruttoria venne iniziata, oltre tre anni fa, dal Consigliere Istruttore Rocco Chinnici, che in essa profuse tutto il suo impegno civile, a prezzo della sua stessa vita”.

VIDEO – Il ricordo di Caterina Chinnici: papà fu lasciato solo


Timeline del 29 luglio – Accadde oggi, a cura di Filippo Barbaro

1947 – Dopo essere stato spento il 9 novembre 1946 per una revisione, L’ENIAC, il primo calcolatore elettronico digitale, viene riacceso. Continuerà le sue operazioni fino al 2 ottobre 1955
1958 – Il Congresso degli Stati Uniti crea la National Aeronautics and Space Administration (NASA)
1968 – Si diffonde il testo dell’enciclica Humanae Vitae di Papa Paolo VI, in cui si ribadisce il rifiuto cattolico dell’aborto, dei metodi contraccettivi non naturali, della sterilizzazioneanche temporanea, dell’eutanasia
1976 – Italia: con la nomina a Ministro del lavoro e della previdenza sociale, Tina Anselmi è la prima donna ad entrare nel Governo
1981 – Lady Diana Spencer sposa Carlo, Principe del Galles
1983 – Attentato a Rocco Chinnici, un magistrato italiano, vittima di mafia
2004 – Dopo 143 anni di coscrizione, l’Italia abolisce la leva obbligatoria. L’ultimo giorno di naja sarà il 30 giugno 2005
2015 – la Microsoft rilascia la versione ufficiale di Windows 10

I NATI OGGI

1925 – Mikīs Theodōrakīs, compositore greco
1934 – Nando Orfei, circense e attore
1958 – Piero Marrazzo, giornalista
1962 – Carl Cox, disc jockey e produttore discografico inglese
1981 – Fernando Alonso, pilota automobilistico spagnolo

 

 

 

 

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Dario Fidora

Direttore editoriale