Decalogo semiserio per aspiranti governatori

La sua specialità la Sicilia la esprime, ancor prima che nello Statuto, nell’affermazione dei riti di una politica che sembra faccia fatica a rinnovarsi. Persino il Movimento Cinquestelle, deluso a Palermo e strabattuto a Trapani, si arrocca nelle sue posizioni quando c’è da decidere il candidato presidente che potrebbe conquistare la prima Regione. E punta ancora su Cancelleri. Da un lato è vero che il suo “rendimento” parlamentare è stato soddisfacente (anche se fare opposizione è molto nelle corde dei grillini) ma è altrettanto evidente che non è ancora pronta una classe dirigente al di là di Cancelleri.

A destra lo schema è quello già visto. Chi smazza è sempre Miccichè, sia pure tra qualche mugugno tra i vicini di banco. E qual è il candidato sui cui sembra puntare l’asse che fa riferimento a Forza Italia? Nello Musumeci, il miglior perdente della volta scorsa.

Anche a sinistra il gioco è sempre lo stesso. Si punta a frantumare e in prima fila c’è Rosario Crocetta. Il suo “mi candido” di qualche giorno fa è un mal riuscito esempio di umorismo involontario. Ricalca la formula del ricatto morale nei confronti del suo schieramento: forse non posso vincere, ma posso fare perdere. Da ridere il tanto declamato 22% del quale si auto accredita per vincere le resistenze di un Pd che, a tutti i livelli gli ha fatto sapere di non gradire il suo secondo mandato. E intanto c’è da scegliere il successore, tra incertezze e rifiuti (leggasi Piero Grasso) si procede a fari spenti. Se non sarà “papa straniero” non restano che le primarie.

In attesa di sapere quali saranno i rivali di Cancelleri, interpretando i desideri di tanti siciliani, approntiamo un decalogo semiserio buono per qualsiasi presidente, una sorta di minimo garantito, una dotazione essenziale per i candidati a Palazzo D’Orleans.

  • Parlare in italiano: che la T sia T e non D. Anche la fonetica ha il suo perché. E che l’inflessione non porti alla consueta imitazione da macchietta che bene non fa alla credibilità di chi parla.
  • Musei aperti durante le festività. Se si riscontrano opposizioni, scattino i licenziamenti. Siano essi direttori, custodi o sovrintendenti.
  • Il circuito dei grandi eventi culturali segua il calendario dei rappresentanti di abbigliamento: il catalogo si presenta con una stagione d’anticipo. Altrimenti è inutile pensare che si tratti di un investimento di valore turistico.
  • Riduzione degli uffici di Gabinetto. E soprattutto divieto di accesso a parenti e fidanzate/i (anche se al maschile non viene segnalato alcun caso…).
  • Vietato farsi intervistare da Giletti, dovunque egli vada a ballare il suo can can.
  • Firmare un patto per l’onore: se non si realizza almeno un progetto al mese si va a casa. Oppure si perde l’onore.
  • Riportare in vita la tabella H, senza mascherarla in leggi e leggine. Ma dirci quale deputato sta dietro ad ogni singolo finanziamento. Così sapremo chi applaudire e chi spernacchiare.
  • Basta con gli assessori tecnici: il più delle volte non capiscono una mazza e diventano ostaggi della politica che concede il giro di valzer e della burocrazia più spregiudicata.
  • Ripristino dei portavoce per mettere un freno al mercato degli abusivi (dicasi funzionari che si spacciano per giornalisti e firmano comunicati stampa).
  • Parlare almeno l’inglese. È mortificante ricorrere nei contesti internazionali al traduttore. Non lo si conosce? Si studia, come per l’accesso ai test universitari, minimo il livello B1. Per essere Governatore e incassare 20mila e passa euro al mese, qualche sacrificio bisognerà pur farlo.

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