Le parole di Lorefice nel giorno di Santa Rosalia: vuoi vedere che anche don Corrado è nemico della contentezza?

Un abbraccio convinto a Corrado Lorefice da parte della comunità laica di Palermo che ha deciso di non piegarsi alla logica talvolta perversa delle elezioni i cui risultati fanno scattare un meccanismo simile al condono tombale: zitti e muti, vietato obbiettare e ancor di più esercitare il diritto di critica. L’arcivescovo ha espresso nel giorno della tradizionale processione per Santa Rosalia alcune considerazioni che suonano come pesanti condanne alla classe politica che ha governato Palermo e la Regione per decenni. Parole pacate ma che non lasciano spazio all’appello, una sentenza pronunciata con la consueta pacatezza e con straordinaria lucidità d’analisi. “Rosalia ci invita ogni anno a guardare Palermo da un luogo elevato e ritirato. Perché chi vede le cose dall’alto le capisce meglio, in una maniera diversa, in un’ottica più panoramica… Ogni tanto staccarsi è indispensabile per non restare prigionieri della visione orizzontale, per essere più lucidi…”

Palermo e la Sicilia appaiono ai nostri occhi come una città e una Regione bisognose di soccorso… E non siamo lontani dal vero se in maniera obiettiva cogliamo anche nell’oggi la chiamata di un’emergenza (paragonata all’appello a Rosalia per debellare la peste, ndr). La peste più importante è il rischio diffuso di una mancanza di futuro… Perché la mancanza endemica di lavoro rischia di sottrarre la speranza di un domani ai nostri giovani. L’esodo dalla Sicilia sta diventando una necessità storica terribile che priva la terra del suo nutrimento decisivo. E ad alimentare un territorio, una Città, sono i desideri, i progetti, la voglia di fare, le idee e le aspirazioni delle giovani generazioni… Senza la linfa ideale e rinnovata di questo ardore, senza il sapore di questo sogno, non c’è domani. Ma senza lavoro vero, dignitoso, costruttivo, teso a cambiare il mondo, non c’è domani”. Una fotografia della realtà ben messa a fuoco, un preciso richiamo alle responsabilità di chi governa, uno stimolo a pensare non solo alla visione orizzontale che, fuori dalla metafora, è ciò che è mancato a Palermo negli ultimi 15 anni.

Questo è il discorso che avremmo voluto sentire dall’autorità laica e non dall’Arcivescovo. Di fronte alla chiarezza di questa denuncia, con tutto il rispetto, Viva Palermo e Santa Rosalia, gridato dal carro è una semplice pupiata. E ora, coraggio, forza a chi tocca, dite che anche Don Corrado è nemico della contentezza…

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