Il giornalismo dei click e quelle regole da non dimenticare

Il giornalismo dei click nel mirino dei tifosi. Le testate online vestite di rosanero hanno vissuto due giorni di contestazione, un fatto abbastanza prevedibile perché ogni mondo è paese. Da nord a sud, quando scatta la contestazione alla squadra del cuore, prima o poi i tifosi alzano il tiro contro la stampa, sempre rea di avere poco criticato società, giocatori o chiunque sia ritenuto colpevole. A Palermo non succedeva da decenni. Tranne qualche rara eccezione, non c’era neanche internet quando dalle curve partivano cori contro i cronisti e venivano issati striscioni di contestazione. Oggi i principali accusati sono i colleghi delle testate online la cui popolarità non si giudica soltanto dai contatti ma anche dalla credibilità che si deve conquistare giorno per giorno. Sbandierare migliaia o milioni di pagine consultate serve alla web reputation, in subordine al conto in banca, ma non sarà mai un certificato di qualità.

Andiamo per ordine. Il diritto di critica è inalienabile, bisogna avere spalle larghe per sopportare il dissenso se espresso in maniera civile e dentro i confini della legge. Internet garantisce il rapporto diretto con il lettore e talvolta la dialettica registra evidenti cadute di stile. Sta alla caratura dei protagonisti saperla contenere dentro i recinti della civiltà. Tutto ciò che supera questo steccato è da condannare senza se e senza ma.

Ieri ho ascoltato più volte e con attenzione il video intervento di Michele Sardo di Forzapalermo.it e invito chi è interessato all’argomento a fare lo stesso. Dovrebbe essere preso di peso e portato nelle aule di giornalismo perché contiene l’analisi del meglio e del peggio dei tempi che vive la nostra professione. La miccia della contestazione dei tifosi l’avrebbe accesa un pranzo offerto da Zamparini ai giornalisti presenti a Bad, tacciati di essersi venduti al nemico. Un pranzo è poca roba, è chiaro che i rancori sono precedenti. Cosa ricorda opportunamente Sardo? Che il giornalista non è un tifoso e il suo mestiere è quello di raccontare. Ineccepibile. Dice anche che a quel pranzo lui non sarebbe andato e questa è una personale e rispettabile opinione. Giustifica chi è andato “magari perché giovane e forse non ha mai visto Zamparini in vita sua”, tirando in ballo anche il suo inviato. E questa rappresenta una parte del problema. Il difetto di esperienza e di capacità di contrapposizione sono limiti professionali che vengono a galla nelle situazioni più delicate. La presenza di personale professionalmente non adeguato richiama le responsabilità di chi lo utilizza per mansioni superiori alle capacità. Chi ha mestiere può partecipare a tutti i pranzi del mondo e questo non comprometterà mai la sua capacità di vedere le cose.

Diciamo che un po’ di gavetta in più non guasterebbe specie per chi non ha avuto la fortuna di frequentare redazioni professionalmente più attrezzate? Vogliamo ammettere che, in generale, all’Arena di Verona la recensione dell’Aida non la fa un collaboratore ma il critico più esperto? Che il web ha consegnato precocemente ruoli principali a chi ancora dovrebbe fare la spalla? Che per amore dei click ogni tanto si dimentica il compito non secondario dell’esercizio della critica? O che talvolta si è soltanto capaci di essere l’onesto braccio che tiene il microfono?

Sul banco degli accusati è finito anche il sito leader del settore, quel Mediagol diretto da William Anselmo a cui nell’anno dell’esordio ho avuto il piacere di consegnare il loro primo premio in un concorso editoriale. Il rapporto personale che è maturato nel tempo credo mi consenta di potere esprimere una punta di amarezza per l’intervista video a Zamparini. Ci sono momenti e situazioni in cui quella forma di giornalismo ibrido esportato dagli Usa e chiamato l’infotainment andrebbe messo da parte. Il giornalismo, quello vero, non ha esigenze di far spettacolo e di palinsesto. Gentili sempre, ossequiosi mai, è una regola che non è cambiata nel passaggio dalla lettera 22 al pc e che ripassare ogni tanto male non fa. Per il resto, chi vuole trovare notizie in tempo reale, non resta deluso dal web e da Mediagol in particolare. Altrimenti non se ne giustificherebbe il successo nazionale e non solo locale. Ma ciò che è opportuno sottolineare, ripensando all’intervento di Sardo, è che un organo di informazione è fatto di notizie, di resoconti e di opinioni. L’autorevolezza di queste ultime è fortemente connessa a chi le esprime. E con tutto il rispetto, su questo campo, il web non riesce neppure a sfiorare livelli d’eccellenza.

Oggi più di ieri il tifoso (termine diverso da sportivo…) vede alleati nella maggior parte dei siti specializzati, piuttosto che redattori. Perché il linguaggio di queste testate non si discosta da quello degli utenti, perché ne interpreta gli umori meglio di qualsiasi altra branca del giornalismo (e questo può essere un merito) e da questa sua peculiarità ricava la ragione d’essere sul mercato delle notizie e su quello della raccolta pubblicitaria. Finchè tutto va bene, la sovrapposizione non produce effetti collaterali. L’alleanza si spacca quando le cose calcistiche vanno male e i tifosi si sentono traditi laddove i presunti complici non pestano il pedale della contestazione. È aberrante ma ha una sua logica.

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