Energia e passione: il Teatro del Fuoco festeggia a Palermo il decimo compleanno

C’è un fuoco che è energia, sinonimo di passionalità, elemento originario con cui, secondo Platone, gli dei crearono gli uomini. È il fuoco che sotto forma di piece teatrale da 10 anni è metafora di uno spirito creativo che non conosce confini. Il Teatro del Fuoco ha le radici in Sicilia ma è figlio del mondo perché appartiene a tutti gli artisti che recitano tra le fiamme il loro soggetto unico. Da Stromboli, il vulcano sotto il cui mantello tutto è cominciato sino a Palermo, nuova dimora della carovana che ogni anno Amelia Bucalo Triglia assembla per ricucire il rapporto con un pubblico sempre diverso, come diversa è la sintesi espressiva dello spettacolo. E in mezzo le storie narrate a Vulcano – altro cratere scenario dell’evento – a Lipari e Salina, i luoghi remoti dove il Teatro del Fuoco è cresciuto, tanto da raggiungere la fama internazionale.

Le fiamme di Amelia, nostra signora del fuoco, arderanno stavolta nel suggestivo Castello al Mare di Palermo il primo agosto, nello spazio adiacente alla Cala, il perimetro che circonda l’inizio del regno del mare. Una contraddizione forte quasi quanto quella che circonda uno dei pochi e rari brand culturali della Sicilia. Ogni anno un salto mortale senza rete per trovare le risorse necessarie ai nuovi allestimenti, nonostante sia uno spettacolo di matrice internazionale, che non vive di parole ma si nutre di una essenziale macchina scenica fatta di uomini e donne. Tra le fiamme si scatenano le loro danze e la loro gestualità quasi tribale. Eppure nessuna tra le tante città siciliane a vocazione turistica ha adottato questo Teatro del Fuoco e ne ha fatto il proprio marchio di riconoscibilità in un mercato che sempre più individua l’offerta culturale quale valore aggiunto.

Ne godrà ancora Palermo che, due settimane dopo il Festino, si monderà ancora una volta dei suoi peccati gettandoli tra le fiamme.

Pubblicato da Amelia Bucalo Triglia su Domenica 16 luglio 2017

Pin It on Pinterest