Il 14 luglio 1982, la notte di Frank Zappa e la “colpa” di Alfredo

Oggi ho incontrato Alfredo, non lo vedevo da un paio d’anni ma nessuno dei due ci ha fatto caso perché la nostra amicizia non è fondata sulla frequenza e sul tempo di percorrenza del comune quotidiano. Oggi come allora. E allora risale a diversi decenni fa, quando appena diplomati scoprimmo una comune passione per il rock. Io più per il classico, Pink Floyd e Genesis sopra ogni cosa, lui più sperimentale, dai Tangerine Dream al mitico Frank Zappa a cui è rimasto fedele nei secoli dei secoli. Nella sua personalissima play list  Zappa viene prima di Sandro Pertini, Stefania Sandrelli, Giampaolo Montesano, Heather Parisi (ognuno ha le sue perversioni…), Leoluca Orlando,  Renzo Arbore e Dario Fo. Ciascuno con la sua motivazione tranne il vecchio Frank, primo in classifica per fede e senza bisogno di spiegazioni.

Incontrare Alfredo a luglio significa automaticamente rievocare il concerto di Zappa del giorno 14 alla Favorita. Allora il Festino era roba da tasci, tutto muluni, babbaluci e calia e semenza da consumare rigorosamente in canottiera bianca dalle parti di Porta Felice. La storia di quel concerto di Zappa la sanno tutti in tutto il mondo, l’esibizione durò poco meno di 30 minuti, l’amplificazione non era adeguata, la Polizia interpretò male le proteste della gente, un vice questore inetto e in malafede ordinò la carica. E i lacrimogeni misero fine ad una serata surreale.

Poi c’è la storia del concerto di Alfredo, da poco separato dalla fidanzata storica dell’epoca che alle sue incertezze sentimentali aveva preferito, come una liberazione, le braccia più rassicuranti di uno stronzetto figlio di papà. Mai amato, almeno secondo la Alfredo’s version.  Capì tardi l’errore ma siccome era maschio tutto d’un pezzo poco fece per riprendersi la sua bella. Cosa c’entra con Frank Zappa e quella notte del 14 luglio? Adesso ci arriviamo. Io ero con Alfredo, consolatrice non richiesta e peraltro Frank Zappa mi incuriosiva. Come molti, volevo sentirgli dire dal vivo quella frase in siciliano che tante volte sentivo uscire dalle casse dello stereo di Alfredo. Diceva più o meno “Tiengo una min..ia tanta”, quasi a rimarcare quelle origini sicule mai rinnegate da questo stravagante rocker. Ero con lui in curva nord, alla Favorita. Pochi minuti prima del concerto, eccola l’ex fidanzatina con il suo Adalberto (si capisce che è un nome di fantasia, ma gli sta a pennello perché è un nome da stronzo…) prendere posto proprio due file sopra di noi. Ci vedono, ci salutano, non accennano a cambiare posto. Secondo Alfredo era un segnale. L’amore ti fa seguire strani percorsi mentali: “Fra migliaia di persone ci incontriamo al concerto di Frank Zappa che a lei non piace e neanche ad Adalberto che al massimo è cosa da Lucio Dalla e Earth Wind & Fire”.  È  chiaro che è venuta per me, è il destino che ci vuole unire…”. Insomma, cose del genere. Comincia così un lungo preliminare di sguardi che consuma quella breve attesa e anche i pochi minuti del concerto. Quando sparano i gas c’è un fuggi fuggi generale. Riesco appena a vedere Alfredo e la sua (ex) bella scappare insieme, come avrebbero fatto pochi mesi prima, tenendosi per mano. Passarono tutto il resto della notte insieme, un paio di baci, molte recriminazioni, l’epilogo di un addio che in realtà non si consumò mai del tutto. Sono passati 35 anni da quella sera, Alfredo e la sua ex ogni tanto si concedono alcuni momenti di revival. Frank Zappa è ancora il numero 1, indiscusso, indiscutibile. E Adalberto, nel frattempo divenuto sposo mai amato, da quella notte,  ripete, come Vasco, che è “colpa di Alfredo, e prima o poi l’uccido…”.

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