“Trattare i piromani come mafiosi”

La Sicilia che brucia è uno schiaffo a tutti gli sforzi che da anni si fanno in questa terra per affrancarla dalla mafia e dai suoi retaggi. Ci sono luoghi come San Vito Lo Capo, nello specifico la zona compresa tra la Riserva dello Zingaro e Calampiso, in cui il fuoco devasta da decenni con una puntualità sconcertante. Alle prime giornate di caldo, al primo soffio di scirocco che rende incontrollabile le fiamme e celere la sua propagazione, brucia la montagna, il fuoco lambisce le case, si è costretti all’evacuazione. Nessuno denuncia, nessuno parla, molti sanno.

La Sicilia che brucia è un oltraggio alle risorse finanziarie e umane che la Regione mette in campo nel settore forestale. Se neanche spendendo milioni (che sino al’altro ieri si chiamavano miliardi) e impiegando migliaia di uomini si riesce ad arginare il problema solo due possono essere le considerazioni: o si è davvero scarsi oppure c’è un sistema di complicità che parte proprio dalla sponda che dovrebbe assicurare prevenzione e repressione.

In ogni caso un disastro che non lascia alibi. Sui tanti ragionamenti di questi giorni ce n’è uno che colpisce per la sua semplicità e per la sua possibile efficacia. Siamo in emergenza? E allora che si facciano scattare misure d’emergenza. La proposta è provocatoria (ma mica tanto…) e arriva da Pasquale Hamel, per anni ai vertici dell’Assemblea Regionale Siciliana, saggista siciliano e direttore del Museo del Risorgimento di Palermo: “E se si estendesse la normativa vigente per la repressione dei reati di mafia anche ai piromani?”. Roba che fa riflettere,  la fase repressiva sinora si è rivelata inefficace tanto quanto quella investigativa. Da anni abbiamo mafiosi pentiti, patrimoni sequestrati, delinquenti della peggiore risma in galera. Se si parla del fuoco doloso che sfregia la Sicilia, poco o nulla in termini di risultati. La storia ci insegna che ciò spesso accade quando si è di fronte all’inefficacia della pena. Considerare l’incendio doloso come un reato di mafia diventa oggi quasi necessario. E quindi Hamel, in fondo, torto non ne ha.