Calloni, lo sciagurato Egidio e i cronisti stronzi di una volta…

Calloni e i cronisti stronzi di una voltaÈ ora di dirla tutta, quella dello sciagurato Egidio è la storia che più comprova il reato di abuso di critica, seppure compiuto da Gianni Brera, la più celebre penna sportiva d’Italia abbia vantato, un autentico maestro di scrittura e profondo conoscitore di calcio. E purtroppo per Calloni, anche spettacolare battutista, uno che godeva come un opossum nel colpire a destra e a manca, con quell’ironia graffiante e a volte cinica, dal campione consacrato al carneade di turno. Se poteva consentirsi di crocifiggere il portentoso Rivera, appiccicandogli l’appellativo di “abatino” da cui il fuoriclasse del Milan mai più si separò, figurarsi che scrupoli si sarà creato nel bollare con una sola parola, sciagurato, quel Calloni reo di sbagliare gol a porta vuota.

La leggenda parte proprio da qui, perché Calloni a porta vuota di gol ne sbagliò, se così si può dire, uno soltanto, arrivando in ritardo in spaccata su un diagonale che aveva superato il portiere. Era l’anno di Marchioro in panchina, del presidente Duina, di una squadra che in attacco contava sul giovane Vincenzi, su Braglia, sul veterano Silva e appunto su Calloni. Un attacco da squadretta di provincia. Milano era ancora la Scala del calcio, almeno ambiva ad esserlo, senza però averne più validi motivi. Doveva essere l’ennesima domenica di noia e Brera vivacizzò quella giornata indicando nel centravanti rossonero la causa di tutti i mali. La decadenza di Milano rappresentò anche la fase calante della tradizione di un certo tipo di giornalismo milanese ravvivata quasi esclusivamente da Beppe Viola, di cui in seguito vi racconteremo un aneddoto.

Dunque, i numeri dicono che Calloni nelle due stagioni precedenti era stato il capocannoniere del Milan con 11 gol nel 1974/75 e 13 gol nel 1975/76 (oltre alle 6 reti in Coppa). Più di un gol ogni 180 minuti. E che alla terza stagione fu sempre il migliore marcatore (5 gol in campionato e 15 complessivi). È vero, nelle ultime 2 stagioni segnò soltanto 8 volte complessivamente, ma in una squadra il cui bomber era il terzino Maldera.

La verità è che il Milan di quegli anni era decotto, senza grandi possibilità economiche e privo di qualità a centrocampo, dove ancora Rivera dettava i suoi ritmi cadenzati a 7 anni di distanza dal mondiale messicano. Brera lo sapeva bene, quella domenica di cui nessuno ha memoria (neanche Calloni ha ricordi precisi) gli capitò sotto tiro Egidio che diventò sciagurato per la vita eterna. I numeri raccontano anche che Calloni con la maglia del Milan segnò un gol ogni tre partite. Non proprio l’ultimo degli scarsi, per trovare una media migliore bisognerà aspettare il fenomenale Marco Van Basten, forse il migliore attaccante visto in Italia dagli anni ’60.

La storia potrebbe finire così. Ma Egidio Calloni, dopo i 4 anni di Milan, visse una seconda vita calcistica. Una poco meno che deludente parentesi a Verona, una chiamata a Perugia per fare il vice di Paolo Rossi e il ritorno in B, 8 stagioni dopo avere vinto il titolo di capocannoniere a Varese. Sbarcò a Palermo proprio nell’anno più complicato. Calloni non era proprio sicuro dell’avventura in Sicilia, la sua esperienza più al sud era stata in Umbria dove praticamente non vide mai il campo. Qualche capriccio, allora molto in voga per allungare le vacanze, e infine si presentò nel ritiro di Pinzolo dove trovò ad attenderlo Nando Veneranda, un allenatore che aveva una certa orticaria con i giocatori in possesso di un certo passato. Il mister rivoleva Chimenti, la società gli spiegò che soldi non ce n’erano e che Calloni arrivava quasi gratis. Egidio si presentò in ritiro con qualche chiletto di troppo in un fisico che evidenziava gli eccessi nell’addome. Il giorno dopo il suo arrivò al Palermo furono affibbiati 5 punti di penalizzazione per lo scandalo del toto nero. Veneranda, superstizioso come molti sportivi, unì i due eventi: già non gli piaceva in partenza, figuriamoci dopo questa batosta. Lo mise a dieta, una privazione alimentare ferrea accoppiata ad un surplus di lavoro sul campo. Roba da star male, tanto che il comprensivo medico sociale Totino Matracia gli consigliò, dall’alto di una scienza a cui non si poteva dire di no, di allentare la presa. Il sottoscritto fu complice clandestino delle non proprio sporadiche trasgressioni gastronomiche attraverso un paniere calato da un piano all’altro che compensava le privazioni della tavola. Mi sembrava un accanimento immotivato, specie dopo che dopo una settimana di calvario di chili Calloni ne aveva già persi 7. Il Palermo partì bene in Coppa Italia, battè Inter, Catania e Milan a cui Egidio segnò la sua prima rete da ex. In campionato invece fu subito un disastro, dovendo peraltro recuperare 5 punti. Nelle prime cinque partite solo pareggi, la prima vittoria all’undicesima giornata, un girone di grande sofferenza, poi l’addio a Veneranda e la cavalcata finale verso la salvezza. Epica la prima partita dopo l’esonero del mister, in casa con il Milan. In panchina va il ds Erminio Favalli, Calloni gli regala la tripletta della vittoria (e colpisce anche un palo…) e si regala la più strabiliante rivincita in un’epoca in cui esultare dopo un gol da ex non era peccato mortale. Al Milan aveva segnato anche con il Verona, nella stagione dell’ultimo scudetto rossonero pre era Berlusconi. Chiuse la stagione con 11 gol, migliore cannoniere del Palermo. Senza la penalizzazione e il clima da ultima spiaggia che si visse sin dall’esordio, quel Palermo sarebbe stato competitivo per la vittoria finale.

La formazione: Oddi, Ammoniaci, Vailati, Bencina, Di Cicco, Silipo; Gasperini, De Stefanis, Calloni, Lopez, Montesano. In panchina: Frison, Volpecina, Pasciullo, Borsellino, Conte, Iozzia, Lamia Caputo.

L’anno successivo arrivò Mimmo Renna, Calloni sembrava destinato a essere il terminale offensivo di un attacco di fatto immutato. Fece la prima partita contro il Bari, finì 3-3 ma in campo successe di tutto. Il giudice sportivo assegnò lo 0-2 a favore dei pugliesi. Prese una squalifica, di fatto l’11 ottobre del 1981 fu l’ultima partita di Calloni con la maglia del Palermo. Renna lo bocciò senza appello. Al suo posto arrivò Gianni De Rosa, Egidio se ne andò su quel ramo del lago di Como, proprio dove è ambientato l’inizio del poema di Alessandro Manzoni. E tutto torna. Perché lo sciagurato di Brera altro non era che una citazione dai Promessi Sposi. Egidio, l’amante della monaca di Monza, favorì il rapimento di Lucia. E per questo Manzoni lo definì sciagurato. E sapete come faceva di cognome lo sciagurato Egidio manzoniano? Osio, proprio come il “sindaco” dell’imbattibile Parma di Nevio Scala. Fra la parola sciagurato e il calcio c’era una connessione che partiva da lontano. Altro che San Siro.

La sua carriera di Calloni si chiuse un paio di stagioni dopo la parentesi in Sicilia, a poco più di trent’anni. Apre un bar a Verbania, poi diventa rappresentante per Algida e Motta, sempre nel settore gelati. Un’ischemia cerebrale fa cessare questo suo andare su e giù con il furgone. Supera il coma e sceglie una maniera più romantica di fare calcio. Ora insegna calcio ai bambini di 7 anni, anzi per la precisione, insegna a divertirsi con il pallone. Con la parola sciagurato ha chiuso i conti qualche anno fa. Giorgio Porrà, uno dei più talentuosi giornalisti televisivi e dei più garbati narratori di storie sportive, s’era inventato un format “sentimentale” proposto ogni settimana da Sky. Titolo: Lo sciagurato Egidio. Calloni non la prese bene, gli sembrava la continuazione di quell’incubo che ne aveva svilito la carriera agonistica. Lo convinse Paolo Rossi, suo compagno a Perugia, che la citazione aveva in realtà intenti riabilitativi. Dopo tante insistenze si presentò in studio da Porrà, fece pace con il giornalista e forse anche con se stesso. E da allora fu sempre meno sciagurato e sempre più Egidio.

L’aneddoto promesso su Beppe Viola. A Brera, a cui riconosceva la supremazia in fatto di perfidia, rispose, a proposito del bomber milanista, con un passaggio in un servizio della Domenica Sportiva che più o meno recitava così: “Occasione per il Milan, sventata sotto porta da Calloni…”. Perfido, più che perfido. Ma del resto come tenere a freno un giornalista capace di dire in Rai, dopo un triste 0 – 0 in un derby: “È stato un brutto Inter – Milan, inutile guardarlo. Ve ne faccio vedere uno più bello di qualche anno fa”. Accadesse oggi, volerebbero interrogazioni parlamentari e licenziamenti. Caro Egidio, è finita quell’epoca e con rammarico, ne converrai, siamo costretti ad ammettere che non esistono più cronisti stronzi come quelli di una volta…

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