Grillo è comunista. E non mangia i bambini

Beppe Grillo è comunistaBeppe Grillo è comunista. Come si può esserlo negli anni 2000, ma è comunista. E ha dovuto ribadirlo, tra aneddoti e battute, proprio in Sicilia dove l’incompiutezza del Pd e le sue continue virate “governative” verso il centro gli forniscono l’occasione unica e irripetibile di continuare a sfondare a sinistra. Continuare perché l’operazione silenziosa e strisciante, in Sicilia, è naturalmente in voga da tempo. Ieri Grillo ha elencato le ragioni per cui l’anima riformista deve essere prevalente e assieme a lui l’hanno fatto i sindaci invitati (non a caso) a raccontare le loro esperienze amministrative che non sarebbero mai esistite se una sinistra appena decente avesse fatto il suo dovere. L’ha urlato il sindaco di Alcamo e la collega di Porto Empedocle e non era un ordine di scuderia.

Grillo, anche senza il prezioso supporto del vecchio sodale Casaleggio, ha fiutato l’aria e ha compreso che il fascistume che il Movimento attrae, in Sicilia come nel resto d’Italia, gli porta giovamento alle urne ma anche diversi effetti collaterali, insopportabili per una comunità politica che nei territori vive di emozioni e spontaneismo.

La nuova spinta riformista, il rispolverare temi cari al Movimento come la gestione pubblica di acqua e rifiuti, le energie rinnovabili e la lotta agli sprechi, l’insistenza con cui rilancia il reddito di cittadinanza, attraverso cui demarca la differenza con la corte di Renzi, fanno capire che c’è una strategia precisa sul medio termine. Le elezioni Politiche vanno affrontate su una base programmatica semplice e dettagliata. Per entrare nelle case della ggente puoi anche essere comunista ma devi avere il certificato che non mangi bambini. Contestatario e propositivo per essere uomo del vaffa e di governo.

In Sicilia, nell’immediato, si affida a Giancarlo Cancelleri che già affila le armi. Il suo “aboliamo i vitalizi” è solo il primo passo di una campagna elettorale che sarà prevalentemente giocata nella sottolineatura delle contraddizioni di 5 anni di governo Crocetta. Una strada certamente in discesa ma non per questo vincente, come hanno dimostrato le recenti esperienze di Palermo e Trapani. Per vincere bisognerà completare l’operazione ed entrare davvero nel cuore dei siciliani perché il voto di pancia da solo non sarà sufficiente.

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