Bush, la CIA e le bugie che causarono la seconda guerra contro l’Iraq

“Operation Iraqi freedom”, ovvero “operazione libertà in Iraq”: così era stata definita l’invasione con cui iniziò la Seconda Guerra del Golfo nel 2003.

Saddam Hussein
Il dittatore Saddam Hussein dopo la cattura

Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 ad opera di Al Qaeda contro vari obbiettivi USA, in cui a New York vennero distrutte le Torri Gemelle, il presidente George W. Bush attribuì al regime del presidente Saddam Hussein di essere complice del gruppo terroristico guidato dal saudita Osama Bin Laden.
Per giustificare l’entrata in guerra contro l’Iraq, il governo USA affermò, valendosi su vari rapporti di spionaggio, che Saddam Hussein in spregio ai trattati internazionali avesse cominciato la costruzione di armi di distruzione di massa (chimiche o atomiche). Le ispezioni dell’ONU in Iraq però non avevano fornito alcuna conferma.

La “Seconda Guerra del Golfo”, più propriamente “Guerra d’Iraq“, fu iniziata il 20 marzo 2003 con l’invasione dell’Iraq da parte di una coalizione internazionale guidata dagli USA. L’Italia partecipò con un proprio contingente. Le operazioni militari su larga scala terminarono  il 1° maggio. Si innescò subito dopo quella guerra civile e la situazione di conflitto e destabilizzazione che continua anche ora, dopo aver portato alla costituzione dell’Isis in medio oriente, tra Siria e Iraq.

Per l’Italia l’intervento in Iraq, come operazione di mantenimento della pace, prese il nome in codice di “Missione Antica Babilonia“, iniziata nel luglio 2003 e terminata nel dicembre 2006.

Il 9 luglio 2004 la “Commissione del Senato USA sui servizi di Intelligence”, concluse le sue indagini accertando che le informazioni fornite dalle agenzie di spionaggio americane sulla presenza di armi di distruzione di massa in Iraq erano sbagliate. Il vice presidente della Commissione, John Rockefeller, aggiunse: «Se avessimo saputo allora quello che sappiamo oggi il Congresso non avrebbe mai autorizzato l’intervento militare». La Cia sopravvalutò le reali minacce rappresentate dall’Iraq prima della guerra del 2003 e ignorò o non prese in giusta considerazione gli evidenti dubbi che emergevano sulle presunte armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
Poco prima dell’annuncio ufficiale da parte della Commissione senatoriale, montando le critiche per il mancato ritrovamento delle armi di sterminio irachene la cui presenza era stata certificata dalla Central Intelligence Agency, fornendo il plausibile motivo per la guerra, furono annunciate le dimissioni sia del direttore della Cia George Tenet, che del suo vice James Pawitt.

Il bilancio dei costi umani sono incerti. Un dato attendibile è quello dei 4.839 caduti tra i militari della coalizione (tra cui 4.520 soldati USA e 33 italiani). È difficile invece separare le perdite irachene tra civili e combattenti (militari, poliziotti, miliziani, guerriglieri, terroristi). Secondo le stime pubblicate in un articolo su Plos Medicine, in nove anni di conflitto, dal 2003 al 2011, circa 500.000 iracheni hanno perso la vita, oltre il 60% delle vittime uccise negli scontri armati, gli altri sono morti per cause indirette dovute al collasso delle infrastrutture mediche e sociali.

Il “Costs of War Project“, un progetto che stima i costi dei conflitti, del “Watson Institute for International Studies della Brown University”, afferma che la guerra in Iraq ha ucciso almeno 134.000 civili iracheni e contribuito alla morte di un numero almeno quattro volte superiore di iracheni in anni di continua instabilità. Il conflitto è costato ai contribuenti americani 1700 miliardi di dollari, con altri 490 miliardi per l’assistenza ai reduci di guerra.

La “coalizione dei volenterosi” impegnò complessivamente nel corso degli anni circa 300.000 soldati, provenienti da 38 Paesi, gli iracheni almeno 400.000 soldati regolari, oltre ai componenti della Guardia Repubblicana. La prima nazione a lasciare l’Iraq fu la Spagna. L’Italia, la cui base principale era Nassiriya (dove ebbe luogo la strage ad opera di un commando suicida iracheno), si ritirò nel 2006, mentre le ultime unità statunitensi e britanniche se ne andarono nel 2011.


Timeline del 9 luglio – Accadde oggi, a cura di Filippo Barbaro

1357 – Carlo IV di Lussemburgo assiste alla posa della prima pietra del Ponte Carlo a Praga
1922 – Johnny Weissmuller nuota i 100 metri stile libero in 58,6 secondi, infrangendo il record mondiale e la “barriera del minuto”
1942 – Olocausto: la famiglia di Anna Frank si nasconde nell’attico sopra l’ufficio del padre in un magazzino di Amsterdam
1955 – A Londra viene presentato il Manifesto Russell-Einstein sul disarmo nucleare realizzato e firmato nei mesi precedenti dai due famosi scienziati Albert Einstein (morto nell’aprile di quell’anno) e Bertrand Russell
1997 – La licenza di pugile di Mike Tyson viene sospesa per almeno un anno ed egli viene multato per 3 milioni di dollari per aver morsicato un orecchio ad Evander Holyfielddurante un incontro di pugilato
2004 – USA: la commissione del Senato sui servizi di Intelligence, presieduta da Pat Roberts, annuncia i risultati della sua indagine: “Le informazioni fornite dalle agenzie di intelligence americane sulla presenza di armi di distruzione di massa in Iraq erano sbagliate”, avendo sopravvalutato le prove a favore ed ignorato quelle contrarie. La Commissione assolve la Casa Bianca, in quanto le sue decisioni sono state viziate dai rapporti falsati
2006 – A Berlino l’Italia batte la Francia per 6-4 dopo i calci di rigore nella finale dei Mondiali di calcio di Germania 2006 (1-1 dopo i tempi supplementari). È il quarto titolo mondiale conquistato dagli azzurri, ventiquattro anni dopo il precedente trionfo a Spagna ’82
2015 – Gli AC/DC tengono un concerto all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola davanti a 92 000 persone, battendo diversi record

I NATI OGGI

1879 – Ottorino Respighi, compositore, musicologo e direttore d’orchestra
1935 – Marisa Bellisario, dirigente d’azienda
1936 – Lino Banfi, attore, comico e personaggio televisivo
1937 – Roberto Gervaso, giornalista e scrittore
1940 – Jair da Costa, ex calciatore brasiliano
1947 – Mitch Mitchell, batterista inglese
1947 – O. J. Simpson, ex giocatore di football americano e attore statunitense
1950 – Adriano Panatta, ex tennista
1955 – Sandro Ruotolo, giornalista
1956 – Tom Hanks, attore, regista e sceneggiatore statunitense
1959 – Jim Kerr, cantante scozzese
1964 – Courtney Love, cantante, attrice e pittrice statunitense
1964 – Gianluca Vialli, allenatore di calcio e ex calciatore
1975 – Jack White, cantante, polistrumentista e produttore discografico statunitense

 

 

 

 

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