Rosalia, liberaci da questa Peste

Il dramma dei migranti, i nostri figli che fuggono in cerca di lavoro e dignità, la diversità che fa più paura di un contagio. La preghiera laica alla santa patrona di Palermo, la voglia di continuare a sperare e di sognare ancora ad occhi aperti. E oggi il sindaco Orlando è in Curia a presentare il Festino all’Arcivescovo Lorefice.

Rosalia è il simbolo della speranza e per questo un patrimonio che a tutti appartiene perché incarna aspetti di un’esistenza laica comune ad ogni essere umano. Il rito religioso – e le leggende ad esso collegate – sono una declinazione in chiave mistica della speranza di una vita migliore. La richiesta di liberazione dalle Peste è la più antica, autentica e consumata preghiera di un domani più felice, l’immaginazione di un percorso per liberarci dalla paura, il sentimento che ci induce a individuare il bene. Rosalia è tutto questo, ricerca di bene, augurio di felicità, ma soprattutto speranza. Rosalia è universale perché è universale la speranza. Quella speranza, ultimo dono  consegnato all’uomo, contenuto nel vaso di Pandora che una volta aperto ha inflitto tutti i mali peggiori all’umanità. La speranza è l’immagine residuale a cui l’uomo fa ricorso per riuscire a sopportare il peso dell’esistenza. E Rosalia ne è l’effige, accompagna Palermo e i palermitani a tollerare e sconfiggere quella Peste che ha mille travestimenti.

Oggi si chiama mancanza di misericordia e la storia dei migranti né è l’esempio. Si dice che la Peste, quella vera che mise in ginocchio Palermo, arrivò con i bastimenti via mare. Oggi via mare arriva chi ha speranza e dalla Peste fugge. E chi meglio dei siciliani può afferrare il senso di questo ricorso storico: la convivenza tra diversi spaventa come e forse più di un contagio.

Ma la Peste odierna ha anche un’altra faccia egualmente odiosa e stavolta strettamente connessa alla migrazione C’è una generazione di figli di questa terra che, in cerca di speranza, fugge lontano in cerca di dignità e lavoro. La politica, che spesso traveste la sua incapacità di dare risposte con l’opportunità fornita a questi giovani di allargare gli orizzonti, dimentica la differenza tra scelta e necessità. Vale per i nostri ragazzi la domanda che dobbiamo farci quando vediamo all’orizzonte le barche che arrivano da sud: scelta o necessità? Se avremo una risposta per i nostri figli, non avremo paura di riaprire i nostri porti.

Se tutti i nostri figli avranno pari opportunità, le loro saranno sempre scelte individuali e quindi comprensibili. Altrimenti avremo una comunità di figli di, basata sull’eredità peggiore, quella del lascito. E la storia condannerà chi, nella gestione di qualsiasi Potere – politico, amministrativo, accademico –  ha preferito guardarsi allo specchio e sull’altare dell’autoassoluzione ha sacrificato il proprio senso di responsabilità. Dovrà ricordarsene Orlando quando presenterà il Festino in Curia davanti all’Arcivescovo Lorefice, farsi carico delle sue responsabilità e purtroppo anche di quelle di chi lo ha preceduto. Dovrà pensare alla speranza che deve essere tenuta viva, per Palermo e per i palermitani. Ricordarsi che la speranza è Rosalia, una gioia prima della gioia, è l’oggi in vista del domani. Senza tutto ciò non potrà esserci festa o Festino.

La Rosalia santa e laica che piace a noi è fautrice di riflessione, non è l’immagine abusata che secoli di baciapile ci hanno tramandato. È dentro di noi, non statuetta davanti a noi al cui cospetto inginocchiarci. Nella sua storia e nel suo culto bisogna sapere cogliere l’essenza di Palermo. Nel suo atto di disobbedienza in vita c’è la non rassegnazione ad un destino avverso, nel racconto del suo miracolo c’è la sopravvivenza.

Che ci dia la forza Rosalia per liberarci dalla schiavitù morale che i potenti ancora esercitano perché più è il bisogno e più il cittadino si trasforma in suddito. Che ci dia la forza di sognare ad occhi aperti perché senza sogni non c’è vita.


Un post condiviso da Dolce & Gabbana (@dolcegabbana) in data:

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