Il regalo a Palermo di Dolce&Gabbana. E quello fatto dal Comune agli stilisti

Dolce e Gabbana lasciano Palermo dopo avere regalato una notte da favola a quelle circa 400 persone che hanno potuto assistere alla spettacolare messa in scena allestita a Piazza Pretoria. Un evento unico nel suo genere e per certi aspetti irripetibile del quale si è parlato molto (e bene) rispetto all’impatto mediatico che sarà garantito dallo staff di comunicazione dei due stilisti e del beneficio che Palermo ne potrà trarre. Il prezzo da pagare, in termini di disagi, è stato irrisorio, i palermitani hanno reagito con compostezza alle limitazioni imposte e non hanno sbraitato più di tanto per una kermesse che prevalentemente li ha visti parte passiva.

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Indotto economico - Delibera di approvazione sfilata Dolce e Gabbana 2017 in ragione dell'indotto economico per la città di PalermoSotto il profilo dell’immagine si può definire un capolavoro a fronte di un investimento che la documentazione del Comune racconta essere nullo (delibera di Giunta n. 80 del 21 aprile 2017), ma che in realtà, di fatto, esiste. Come accaduto a Napoli, città che lo scorso anno ospitò la sfilata di Dolce&Gabbana, il suolo pubblico è stato concesso a titolo gratuito. De Magistris rinunciò ai 37mila euro del canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche a fronte della “ricaduta mediatica e turistica in favore della città”. E la cosa destò non poco scalpore perché il Dirigente Generale della Ragioneria, Raffaele Mucciariello, espresse parere contrario alla delibera di Giunta. Se ne occupò Il Fatto Quotidiano in termini di pubblica denuncia e il Corriere del Mezzogiorno chiarendo invece la contropartita: a carico della società Feel Rouge incaricata da Dolce&Gabbana per l’organizzazione dell’evento, ci furono 40mila euro per i servizi di Polizia Municipale e pulizia stradale, 15mila euro di locazione per Castel dell’Ovo, più una donazione di 50mila euro per la zona dei Decumani. Oltre 100mila euro che direttamente o indirettamente finirono nelle casse del Comune di Napoli.

La storia non si è ripetuta a Palermo, dove la quota di suolo pubblico può essere equiparata a quella di Napoli. La Giunta Orlando ha ignorato l’argomento, anche con il conforto del Ragioniere Generale, Carmela Agnello, per la quale “non si rileva alcun riflesso diretto o indiretto sulla situazione economico finanziaria del Comune”. E un mancato introito come si classifica?

In ogni modo Orlando ha preferito puntare sull’indotto economico assicurato dalla presenza di un evento che necessariamente ha avuto bisogno di professionalità locali, che ha richiesto molte ore di lavoro di maestranze di vario profilo, che ha usufruito a piene mani del sistema di accoglienza della città (dagli alberghi ai ristoranti). La Feel Rouge avrebbe anche fatto di più: nelle zone off limits ha rimborsato ai locali una quota in denaro per la chiusura anticipata. Questo almeno è quanto raccontano da Palazzo delle Aquile, dove si parla di un indotto economico pari a quasi 10 milioni di euro, poco meno della metà di quanto sarebbe costata tutta l’organizzazione messa in piedi da Dolce&Gabbana (26 milioni di euro). Una boccata d’ossigeno mica da poco per gli operatori privati. Tuttavia non si comprende perché, come a Napoli, non ci sia stata una contropartita a favore della parte pubblica, considerato che si trattava davvero di briciole rispetto al budget previsto. Anche in considerazione che il Comune di Palermo ha attivato una collaborazione autentica e non formale, fattiva e di alto livello. Una sorta di cabina di regia, che ha affiancato la Feel Rouge, coordinata dal responsabile del cerimoniale del sindaco, Fabio Corsini, per la gestione di tutta la logistica territoriale, dei permessi e dei rapporti con la Soprintendenza, come si evince dalla delibera di cui si è parlato in precedenza.

Chiusa questa parentesi patinata, ora godiamoci il Festino, che resta l’unica e insostituibile celebrazione popolare di Palermo.


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