Palermo ai tempi di Dolce&Gabbana

La prima sera di Palermo al tempo di Dolce&Gabbana è stata una sera come tante altre, almeno fino ai Quattro Canti. Da lì in poi si chiudevano i varchi e si apriva il set a cielo aperto del più grande spot girato per Palermo. Sul senso dell’operazione si discute da giorni, ma non è di questo che vogliamo occuparci quanto della normalità che la città ha continuato, nonostante tutto, ad esprimere a pochi passi da lusso sfrenato e vip.

Da Piazza Massimo alla zona del Cassaro, come se niente fosse, il solito struscio, i soliti riti, la solita varia umanità. C’è il raduno in circolo attorno all’artista di strada che occupa l’inizio di via Maqueda, il pacifico cane meticcio che riposa davanti al chiosco Ribaudo incurante dei tanti piedi che gli passano a pochi centimetri dalle zampe, il clochard che trasforma in letto la sua panchina in un angolo più appartato. E c’è un cantante – ballerino che improvvisa (e si vede…) il suo numero mettendolo in scena proprio davanti al Teatro Massimo, in genere luogo di altre prestazioni. Come in un villaggio turistico, playback e mossette, ma dev’essere, a modo suo un vip, perché tutti lo conoscono e tutti lo filmano.

Il centro di Palermo che sfiora Dolce&Gabbana è quello di tutti i giorni, “il popolo della notte”, incurante della kermesse patinata, ha continuato a farsi i fatti suoi in quelle strade ormai destinate a villaggio gastronomico, in quei vicoli dove i pub hanno saputo creare nuove abitudini e piano piano stanno cambiando la morfologia del quartiere. Questa normalità è il più bel regalo che i palermitani hanno fatto a Palermo, svestendola di quell’abito provinciale con cui c’era il rischio di addobbarsi. Il vorrei ma non posso non c’è stato. Quell’evento non era cosa per noi e noi lo ignoriamo, avranno pensato, senza invidie per chi c’era. La volpe e l’uva? Neanche per idea. Facce rilassate. E belle proprio per questo. Facce che Giuseppe Tornatore, impegnato con la sua troupe a comporre immagini nei luoghi di D&G non ha potuto vedere. E così Palermo, quella vera, si è mossa senza un regista. Così naturalmente da meritare un applauso.

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