Facebook e la libertà secondo Pomar

Marco Pomar è un intellettuale (e non suoni come un’offesa…). È uno scrittore del contemporaneo e del quotidiano, ma ciò forse non basta a definirne le qualità. Potremmo aggiungere che è uno stimolatore di pensieri, uno che potrebbe ragionare persino sull’elenco telefonico – e non lo sfidate, credeteci sulla parola -.

Il testo che vi proponiamo è una sua riflessione su Facebook e la vita reale. E in sottofondo la libertà, di scegliere e oscurare. Eccolo di seguito.

“Facebook è quel luogo dove appena vedi una foto in primo piano di un tizio sorridente, non sai se è morto o ha fatto una scampagnata.
(“Ma è morto Gigi?” “Ma che mi dici, non ne so niente. Stava male?” “No, ma ho visto una sua foto”. “Mischinazzo, và!”)

Facebook è quel luogo dove ogni tanto qualcuno si lamenta genericamente di quello che scrivono gli altri, senza pensare che sono gli amici suoi, che ha scelto lui.

Facebook è quel posto dove una tua amica ti manda in privato l’invito a mettere il like a una pagina della quale non sa nulla, tu lo metti e inviti i tuoi amici, che invitano i loro amici, tutti perché gli pare male dire di no e nessuno sa di cosa parli quella pagina.

Facebook è quel posto dove ognuno scrive quello che vuole, però lamentandosi perché gli altri scrivono tutti sullo stesso argomento (“No, ma parlatene ancora di Vasco Rossi, và!”).

Facebook è un luogo di libertà, perché almeno qui puoi cancellare, bannare, oscurare. Nella vita vera è più complicato”.

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